03/07/10

CAMORRA INDECENTE, ASSASSINA DI BAMBINI

Simonetta, 10 anni; Luigi, 10; Nunzio, 2; Fabio, 11; Gioacchino, 1; Ciro, 16; Valentina, 2. E Annalisa, bellissima, aveva 14 anni, quando le piantarono una pallottola in testa.

La mafia non ha onore, i camorristi si possono forse vantare di incutere timore, ma questo non è onore. La camorra è sporca, indecente, la camorra è una lurida assassina, priva di ogni pietà anche per i bambini. Che onore o rispetto si può pensare di ottenere quando, davanti alle lucide pistole, a cadere sono dei bambini armati solo dei loro sogni e della speranza in quello che la vita gli avrebbe potuto regalare se un infame senza coraggio non li avesse uccisi? Una volta anche i camorristi ponevano dei limiti all’infamia di cui si macchiavano attenendosi alle cosiddette “leggi d’onore”, regole per le quali donne e bambini non venivano fatti oggetto della loro violenza selvaggia.
Oggi non è più così, anzi. I piccoli, da vittime accidentali cadute a causa di un “proiettile vagante”, oggi sono diventati anche un vero e proprio obiettivo dei folli raid messi in atto in questa nauseabonda lotta. Sono centinaia i morti innocenti ammazzati dalla camorra, troppi di questi sono fanciulli.

Simonetta Lamberti 
Il 29 maggio 1982, quando venne barbaramente uccisa a Cava dei Tirreni (Salerno), Simonetta aveva appena dieci anni. La sua colpa, tanto grave da dover essere pagata con la vita, era quella di essere figlia di Alfonso Lamberti, allora procuratore capo della Repubblica in forze al tribunale di Sala Consilina. Simonetta, quel giorno di primavera inoltrata, tornava dal mare in compagnia del padre, la loro macchina venne affiancata da un altra con a bordo i sicari che fecero fuoco. Sbagliarono obiettivo. Il magistrato, nell’agguato, rimase solo ferito ma la piccola morì, raggiunta da un proiettile in pieno volto.

Luigi Cangiano
Luigi, dieci anni appena, rimase ucciso il 15 luglio 1982 nel Rione Siberia, vittima di un proiettile vagante. Il bambino in quel momento era intento a giocare con gli amici, non pensava di potersi trovare nel bel mezzo di un conflitto a fuoco ingaggiato tra la polizia ed una banda di spacciatori locali.

Nunzio Pandolfi
A Nunzio non è stato dato il tempo neppure di compiere due anni. Venne ucciso il 18 maggio 1990, a diciotto mesi di età, mentre si trovava nella casa della nonna. Due uomini a volto coperto fecero irruzione sfondando la porta e sparando all’impazzata, l’obiettivo dei sicari era Gennaro Pandolfi, padre del bambino e uomo di fiducia di Luigi Giuliano, il boss di Forcella oggi pentito. Il piccolo Nunzio, nel momento dell’incursione, era tra le braccia del padre, forse l’uomo sperava che alla vista del piccolo i killer non avrebbero sparato, così non fu. Gli assassini non si fecero scrupoli nel crivellare il corpo del piccino pur di colpire il loro bersaglio, padre e figlio rimasero uccisi e altri quattro familiari vennero feriti.

Fabio De Pandi
Fabio venne ucciso il 21 luglio 1991. Quel giorno era domenica e lui, undicenne con una vita ancora tutta da vivere, stava tranquillamente passeggiando in compagnia dei genitori e della sorellina per le strade del Rione Traiano, alla periferia occidentale di Napoli. Trovandosi sotto i colpi incrociati, sparati dalle bande avverse, il ragazzo tentò di ripararsi nella macchina dei genitori ma venne colpito alla schiena da una pallottola. Il colpo mortale in realtà era destinato a Mario Perrella, boss del clan del Rione Traiano oggi pentito. In seguito Amedeo Rey, un pregiudicato ritenuto vicino al  clan Puccinelli, venne giudicato colpevole per l’omicidio del bambino.

Gioacchino Costanzo
Gioacchino venne ucciso dalla camorra a San Giuseppe Vesuviano (Napoli) il 15 ottobre 1995, quando non aveva ancora compiuto due anni. Il bambino si trovava in auto con il convivente della nonna, Giuseppe Averaimo, un pregiudicato venditore di sigarette di contrabbando che riteneva la presenza del bambino una sufficiente garanzia per evitare agguati. Morirono entrambi, per mano di qualcuno senza scrupoli ne dignità, sotto il fuoco impazzito delle armi.

Ciro Zirpoli
Ciro, figlio sedicenne di Leonardo Zirpoli, nel 1997 ha pagato a caro prezzo le scelte di vita del padre. Il ragazzo venne trucidato, a colpi di arma da fuoco, da due killer in moto e pochi mesi dopo la sua tomba venne profanata da alcuni vandali, il tutto per mandare un chiaro messaggio intimidatorio al padre, ex narcotrafficante e capo clan di Ercolano ora pentito, che con le sue rivelazioni stava contribuendo a svelare numerosi segreti sulle cosche e sui rapporti tra la malavita e organi istituzionali deviati.

Valentina Terracciano
Anche Valentina aveva solo due anni quando fu freddata, il 12 novembre 2000 a Pollena Trocchia (Napoli), colpita dalle pallottole mentre si trova nel negozio di fiori dello zio in compagnia della madre e del padre, che restarono a loro volta feriti . In realtà l’obiettivo dell’agguato di camorra era lo zio della bambina, Fausto Terracciano. Uno dei presunti killer della piccola Valentina, Giuseppe Castaldo del clan degli Orefice, era in quei giorni imputato nel processo per la morte di un altro bambino, Gioacchino Costanzo, ucciso cinque anni prima a solo 18 mesi. Castaldo era stato scarcerato poiché scaduti i termini della custodia cautelare, solo per questo ha potuto partecipare al nuovo raid assassino in cui ha messo fine alla vita di un altra piccola creatura.

Annalisa Durante
Annalisa era una bella quattordicenne, una pallottola l’ha centrata alla testa il 27 marzo 2004, a Forcella (Napoli). L’agguato in cui perì era in realtà mirato ad uccidere il rampollo Salvatore Giuliano, detto “ò russ”, nipote dell’ex capo clan Luigi Giuliano. Era sabato sera e Annalisa si trovava sotto casa con gli amici, il fato volle che in quel momento passasse in strada il giovane boss inseguito dai suoi aguzzini. Giuliano si accorse dei sicari e, per ripararsi dalle pallottole, si fece scudo con il corpo della ragazzina. Lei morì sul colpo, a lui vennero comminati 24 anni di reclusione.

Questi sono solo alcuni degli innocenti caduti per mano di chi non conoscerà mai il significato delle parole rispetto e ossequio e che invece avranno, per l’eternità, le persone che con infamia ha ucciso.


Articolo originale




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01/07/10

A chi serve la “legge bavaglio”?


di Michele

Se il ddl sulle intercettazioni, già approvato dal Senato, passerà senza modifiche anche alla Camera, impedirà ai cittadini di conoscere quanto di grave avviene nella gestione dei fondi pubblici, si metterà oblio sui rapporti tra politica, massoneria e mafia, cadrà definitivamente il silenzio su quella commistione tra stato e antistato in cui poteri occulti e deviati esercitano il controllo sulle istituzioni per dare parvenza di legalità ad affari illeciti e atti criminali.

Infatti, se fosse stato già legge, nulla sapremmo:
sul mandato di arresto a Cosentino per associazione camorristica;
sul sistema di appalti e sesso alla Tarantini;
su casa Scajola, che sarebbe ancora ministro;
sugli imprenditori che ridevano la notte del terremoto a L’Aquila;
sulle indagini relative all’eolico in Sardegna che riguardano Verdini;
sulle pressioni di Berlusconi all’Agcom per far chiudere Annozero;
sulle indagini per la morte di Stefano Cucchi;
sui rapporti con la ‘ndrangheta dell’ex senatore Di Girolamo;
sull’ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro accusato di fare la talpa.
Inoltre, con estremo ritardo avremmo saputo di Calciopoli, degli scandali finanziari sulle scalate bancarie, dei casi Cirio e Parmalat.

Berlusconi avrebbe voluto addirittura un testo più liberticida perché le intercettazioni telefoniche hanno portato a conoscenza delle raccomandazioni chieste da Berlusconi a Saccà, del tentativo di corruzione di senatori della maggioranza che nel 2007 sosteneva il governo Prodi; inoltre, si è saputo delle cene e della notte trascorsa a palazzo Grazioli dalla registrazione fatta dalla D’Addario, cosa che non sarà più consentito fare di nascosto.

Di seguito l’elenco delle intercettazioni telefoniche che riguardano Berlusconi reperibili in rete (forse ancora per poco tempo).

Nella seguente telefonata tra Berlusconi e Agostino Saccà, allora direttore di Rai Fiction, Saccà chiede a Berlusconi un intervento presso i suoi alleati politici per mettere a posto la situazione nel consiglio di amministrazione della Rai, Berlusconi risponde che provvederà.
Berlusconi chiede a Saccà di mandare in onda una trasmissione voluta da Bossi, e Saccà si lamenta del fatto che ci sono persone che hanno diffuso voci su questo accordo provocandogli problemi.
Berlusconi chiede a Saccà di segnalare le attrici Elena Russo e in particolare Evelina Manna, quest’ultima gli garantirebbe il voto di scambio in senato (ricordiamo che il governo Prodi in Senato si reggeva su una maggioranza di due o tre senatori a vita) perché sta “cercando la maggioranza in senato”, cioè sta cercando di comprare qualche senatore della maggioranza che sosteneva Prodi.

In un’altra telefonata tra Berlusconi e Saccà, Berlusconi parla del ricatto di A.N. e Lega all’UDC che hanno disdetto l’accordo con lui, per questo Berlusconi li definisce "straccioni" e alla fine aggiunge: "purtroppo ho a che fare con questa gente".
Berlusconi chiede di nuovo di sistemare Elena Russo, Saccà lo rassicura che può aiutarlo e cercherà nel frattempo di farle fare qualche lavoretto prima di un altro lavoro le cui riprese erano previste in un tempo più lontano.

Berlusconi parla di Antonella Troise in un una telefonata con Saccà, in cui dichiara che Antonella Troise sta andando in giro a dire cose pazzesche su di lui tanto da considerarla pericolosa, perciò chiede a Saccà un suo intervento invitandolo a chiamarla.

Berlusconi raccomanda Evelina Manna anche in un’altra circostanza, durante la telefonata col produttore televisivo Guido De Angelis invitandolo a chiamarla personalmente.

In un’altra telefonata tra Berlusconi e Guido De Angelis, Berlusconi dice che parte in serata per Roma perché gli hanno chiesto di parlare l'indomani alla Cisl e, siccome Bonanni della Cisl controllava tre senatori che gli sarebbero serviti per far perdere la maggioranza a Prodi in senato, doveva essere presente.

In una telefonata tra Berlusconi e Dell’Utri, Berlusconi gli comunica che Vittorio Mangano ha messo una bomba da "un chilo di polvere nera", cioè poco esplosivo, appena sufficiente per “farsi sentire”.

Nella telefonata tra Berlusconi e Craxi di fine agosto ’83, Craxi si lamenta con Berlusconi per la pessima accoglienza che Indro Montanelli, su “Il Giornale” di proprietà di Berlusconi, ha riservato al suo neonato governo.

Nella telefonata tra Berlusconi e Cuffaro (allora presidente della Regione Sicilia), Berlusconi comunica di aver parlato col Ministro degli Interni per la questione delle indagini e che tutto sta andando per il meglio. Si fa riferimento alle indagini su Cuffaro, accusato del reato di concorso esterno in associazione mafiosa nell'ambito dell'inchiesta sui rapporti tra il clan di Brancaccio e ambienti della politica locale.

La telefonata tra Bruno Vespa e Salvatore Sottile, portavoce di Gianfranco Fini, ha come oggetto gli argomenti da trattare che vengono stabiliti dal conduttore insieme ai politici alleati di Berlusconi, e ovviamente la “scaletta” del programma è dettata secondo i gradimenti di Fini e Berlusconi.