03/08/10

Emergency riapre l'ospedale di Lashkar-gah



Giovedì 29 luglio, il Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah ha riaperto i battenti.

Siamo molto felici di annunciarvi che giovedì 29 luglio abbiamo riaperto il Centro chirurgico di Lashkar-Gah.
Un giornalista ci ha chiesto "Perché?". Ma la risposta la sapete già: perché è il nostro lavoro, perché quell'ospedale serve, perché è l'unica struttura gratuita nella regione, perché quell'area è teatro di una guerra sempre più violenta, perché i 70 letti delle corsie - da quando è stato aperto e fino al giorno della sua forzata chiusura il 10 aprile scorso - sono sempre stati pieni. Perché la popolazione ne ha bisogno: e noi non abbiamo bisogno di altri perché.

 Cecilia Strada
Presidente di Emergency



Un team composto da un chirurgo, due infermieri e un logista internazionali e da 140 afgani, tra personale medico, amministrativo e ausiliario ha ripreso possesso della struttura, ancora sigillata dopo la chiusura avvenuta lo scorso 10 aprile.

Una delegazione di Emergency, guidata da Gino Strada, aveva incontrato lo scorso lunedì il Governatore della regione di Helmand per verificare le possibilità di riapertura.

Nei mesi scorsi, il Governatore aveva vincolato la ripresa delle attività ad alcune condizioni, tra le quali la presenza di militari afgani intorno all'ospedale e il passaggio della gestione dell'ospedale al ministero della Sanità locale.

Emergency era stata costretta a rifiutare queste condizioni che erano in evidente contraddizione con il suo mandato. “Abbiamo fatto le nostre richieste al Governatore di Lashkar-gah" ha detto Gino Strada "tra le quali il libero accesso per tutti i feriti alla struttura e che l'ospedale debba essere rispettato da tutti. Così come deve essere per sua natura: un luogo neutrale dove non si esercita violenza. Abbiamo ribadito che è impensabile che un ospedale sia sotto il controllo di una forza militare e che l'accesso alle cure sia filtrato da qualcuno. Su queste cose il Governatore ha detto che si trova d'accordo. Quindi possiamo ricominciare”.

Il Governatore ha inoltre assicurato che Emergency continuerà a poter condurre in autonomia le attività dell’ospedale, sia dal punto di vista clinico sia dal punto di vista gestionale.

Sulla decisione hanno influito le continue sollecitazioni della società civile afgana. Da quando il Centro di Emergency a Lashkar-gah era stato chiuso, la popolazione locale aveva perso un luogo di cura fondamentale: l’ospedale era infatti l’unica struttura in grado di offrire assistenza chirurgica gratuita e di elevata qualità in tutta la provincia di Helmand.

La delegazione di Emergency aveva incontrato nei giorni scorsi il Consiglio provinciale che aveva manifestato gratitudine e stima per il lavoro dell’organizzazione, rinnovandole il suo sostegno.




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PRESIDIO CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA IN LOMBARDIA


Il Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l’Acqua Pubblica organizza un presidio contro la privatizzazione dell’acqua in Lombardia Mercoledì 4 agosto dalle ore 17 a Milano di fronte al Pirellone (via F. Filzi)
Questo per chiedere alla giunta della regione Lombardia di NON approvare il progetto di legge (che dovrebbe essere discusso il prossimo 5 agosto), in applicazione del cosiddetto Decreto Ronchi che, di fatto, obbliga a cedere ai privati la gestione dei servizi legati all’acqua. Il rischio è che l’acqua di tutta la Lombardia finisca nelle mani di poche imprese private, italiane o straniere, interessate solo a fare profitto; in tal modo si porrebbe fine alle virtuose gestioni pubbliche che, in alcune province della Lombardia, risultano all'avanguardia a livello europeo.
Il Coordinamento regionale per l’acqua pubblica ricorda che lo scorso 19 luglio, a sostegno del Referendum per l'abrogazione del Decreto Ronchi, sono state consegnate in cassazione 1 milione e 400 mila firme, delle quali ben 237 mila raccolte nella sola Lombardia (www.acquabenecomune.org), a dimostrazione che i cittadini non vogliono la privatizzazione dell’acqua. Inoltre in Lombardia, negli scorsi anni, si è attivata una vasta mobilitazione popolare contro le precedenti Leggi Regionali in materia di servizi idrici, in particolare contro le L.R. n. 21/1998 e n. 18/2006, per le parti che imponevano la privatizzazione dell'acqua. A
sostegno di tali mobilitazioni si sono attivati i Comuni; nel 2007 ben 144 Consigli Comunali della Lombardia hanno deliberato contro la L.R. 18/2006, ottenendone la cancellazione e la sostituzione con una nuova legge che reintroduceva la possibilità dell’affidamento diretto ad aziende totalmente pubbliche.

Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l'Acqua Pubblica

Inoltre, chi volesse, può partecipare alla mail-bombing inviando agli indirizzi mail :

roberto_formigoni@regione.lombardia.it, marcello_raimondi@regione.lombardia.it, andrea_gibelli@regione.lombardia.it, giulio_decapitani@regione.lombardia.it,
romano_colozzi@regione.lombardia.it, domenico_zambetti@regione.lombardia.it,
stefano_maullu@regione.lombardia.it, massimo_buscemi@regione.lombardia.it,
Giulio_Boscagli@regione.lombardia.it, raffaele_cattaneo@regione.lombardia.it,
gianni_rossoni@regione.lombardia.it, romano_la_russa@regione.lombardia.it,
Luciano_Bresciani@regione.lombardia.it, carlo_maccari@regione.Lombardia.it,
Alessandro_Colucci@Regione.Lombardia.it, monica_rizzi@regione.lombardia.it,
daniele_belotti@regione.lombardia.it

p.c. roberto@circoloambiente.org

il seguente testo:
Egregio Assessore,
apprendiamo dalla stampa che il giorno 5 agosto p.v. verrà discusso e messo in votazione in Giunta Regionale
un Progetto di Legge inerente la gestione dei servizi idrici integrati (S.I.I.), in applicazione del cosiddetto
Decreto Ronchi (art. 23 bis della Legge 133/2008, così come modificato dall'art. 15 della Legge 166/2009).
Le anticipazioni sui contenuti del PDL riguardo le modalità di affidamento dei S.I.I. ci preoccupano, poichè
obbligherebbero alla privatizzazione della gestione dell'acqua.
Infatti con l'applicazione del Decreto Ronchi Ronchi, l'affidamento della gestione dei S.I.I. a soggetti privati
- ovvero a imprese italiane o straniere interessate solo a fare profitto - diventa la modalità ordinaria di
assegnazione del servizio; in tal modo si porrebbe fine alle virtuose gestioni pubbliche che, in alcune
province della Lombardia, risultano all'avanguardia a livello europeo.
Ricordiamo in questa occasione che a sostegno del Referendum per l'abrogazione del Decreto Ronchi e per la
ripubblicizzazione del servizio idrico, in Italia sono state raccolte 1 milione e 400 mila firme, delle quali ben
237 mila nella sola Lombardia (www.acquabenecomune.org).
Si rammenta inoltre che ben cinque Regioni hanno impugnato per incostituzionalità l'art. 23 bis (così come
modificato dall'art. 15 del Decreto Ronchi), ritenendo la norma lesiva delle prerogative delle Regioni stesse in
materia di servizio idrico.
E' inopportuno che vengano adottati provvedimenti fintanto che la Corte Costituzionale non si esprima sui ricorsi
delle Regioni e sull'ammissibilità dei Referendum abrogativi sottoscritti da 1 milione e 400 mila cittadini.
Inoltre è utile ricordare che negli scorsi anni in Lombardia si è attivata una vasta mobilitazione popolare
contro le precedenti Leggi Regionali in materia di servizi idrici, in particolare contro le L.R. n. 21/1998 e n.
18/2006, per le parti che imponevano la privatizzazione dell'erogazione dell'acqua. A sostegno di tali
mobilitazioni si sono attivati i Comuni; nel 2007 ben 144 Consigli Comunali della Lombardia hanno
deliberato contro la L.R. 18/2006; con la successiva L.R. 1/2009, "concordata" coi sindaci referendari, è stata
reintrodotta la possibilità dell'affidamento diretto ad aziende totalmente pubbliche.
A tale proposito, ci preoccupa l'eventuale attribuzione delle competenze del governo dei S.I.I. alle Province, che
di fatto esautorerebbe i Comuni (ovvero gli Enti più vicini ai cittadini) dalle decisioni su un bene vitale e di
interesse per tutti i cittadini qual è l'acqua, cancellando il federalismo rappresentato dai Comuni stessi.
Alla luce di quanto sopra, si chiede di non approvare il suddetto Progetto di Legge per le parti in cui si
applica il Decreto Ronchi (che di fatto consegnerà ai privati la gestione dell'acqua) e in cui si esautorano i
Comuni delle decisioni in materia di governo dei servizi idrici.
Certi che prenderete in considerazione le nostre richieste, porgiamo distinti saluti.

NOME COGNOME




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