02/09/09






Una normale vita straordinaria:
Federcio del Prete

Federico Del Prete è nato a Frattamaggiore (NA). E’ un personaggio attuale, un esempio per chi crede nella forza della legalità.
Si capisce dunque come possa essere importante mantenere viva la sua memoria soprattutto tra le nuove generazioni, è un esempio prezioso che ci dimostra come la lotta alla criminalità si può fare vivendo in maniera semplice, rispettando i principi di giustizia, un insegnamento che arriva da un uomo che non aveva potuto terminare neppure la quinta elementare.

Federico Del Prete faceva il sindacalista per i commercianti ambulanti; ambulante lui stesso, vendeva vestiti ai mercati. Girava tutti i mercati della Campania e come tutti i commercianti subiva la pressione del racket. Ogni ambulante deve versare al clan predominante una quota che va da 200 a 1.000 euro alla settimana a secondo della volume delle vendite. Pagare il pizzo garantisce la possibilità di accedere ai mercati, decidere il posto per la bancarella e accedere al servizio di grossisti che, sapendolo “cliente” del clan, offre prezzi vantaggiosi.
Federico del Prete non era nato per diventare un eroe, in passato aveva avuto anche una piccola denuncia per truffa ai danni di un assicurazione. L’ incombere dei clan però lo opprimeva e gli rendeva impossibile lavorare, non era suo desiderio ribellarsi, voleva solo essere libero e disse no alla camorra.
La libertà esigeva però un prezzo alto: al mercato gli venivano assegnati i posti marginali, i grossisti gli imponevano prezzi altissimi.
Si rese necessario di nuovo decidere: perdere la libertà conquistata o denunciare. Federico scelse di denunciare, lo fece al commissariato di Napoli , di Casal di Principe, di Caserta, di Santa Maria Capua Vetere, di Aversa, di Mondragone, di Pignataro, di San Cipriano, di Frattamaggiore, di Caivano … , insomma un vero rompiscatole.
Fu a questo punto che scoprì di avere anche altri nemici oltre i clan: le amministrazioni locali colluse. A Mondragone dovette denunciare anche un vigile, Matteo Sorrentino, parente del boss Vincenzo Filoso, che riscuoteva il pizzo per il clan La Torre.

E’ stato ucciso dalla camorra a 45 anni, qualche minuto prima delle 19.30 di lunedì 18 febbraio 2002, a Casal di Principe, mentre era al telefono nel suo ufficio di via Baracca, l’ufficio che condivideva con la Federinquilini.
L’ufficio è composto da una stanza al piano terra di una strada lunga e tortuosa nel centro città, le porte a vetri la dividono dall’asfalto. Gli assassini hanno fatto fuoco 6 volte con una calibro 7,65 , cinque volte a segno.
Un obiettivo facile.
Prima dei Carabinieri sul luogo del delitto arrivò uno dei suoi figli, Vincenzo, 19 anni, che in uno scatto d’ira sfondò con un pugno la porta a vetri, quella porta che non aveva saputo difendere il suo papà.
Nessuno poté affermare che non era stato avvertito di smetterla di dare fastidio alla camorra. Due mesi prima, poco prima di Natale, gli avevano incendiato la Panda per metterlo in guardia.
Federico non eroe ma uomo libero si impaurì e chiese protezione allo stato. Protezione che non arrivò. Il prefetto di Caserta aveva sentenziato che non era nel mirino della camorra.

“Se l’è cercata” “Doveva farsi i fatti suoi”
Questo si mormoravano in paese il giorno seguente all’omicidio. Ed è vero, lui sapeva cosa l’aspettava fin dall’anno precedente quando organizzò a Casale il primo sciopero degli ambulanti.
Dopo la sua morte molti ambulanti al mercato di Taverna del Ferro, fecero finta di non averlo mai conosciuto.
Casal di Principe ha già in larga parte dimenticato quest’uomo. Dopo l’omicidio non un fiore, non un telegramma, non un manifesto a lutto o un gesto di solidarietà è stato espresso da nessuno.
L’omelia è stata però pronunciata con grande livore da don Franco Picone, parroco della parrocchia di S.Nicola di Bari, il prete che 8 anni prima aveva dovuto sostituire Don Peppino Diana, massacrato nella sua chiesa.
Il 22 febbraio si sono svolti i suoi funerali nella chiesa di San Rocco, a Frattamaggiore, a presenziare solo i familiari e pochi cari amici. Non uno degli ambulanti per cui aveva perso la vita, non una delle istituzioni con cui aveva collaborato.

Lui ha combattuto da solo, è morto da solo, è passato all’altro mondo da solo.


||questo è il settantaquattresimo posting pubblicato in questo blog||


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01/09/09






Silvio I
...imperatore d'Italia

Gheddafi e Berlusconi, il dittatore e l'uomo che ha fatto di tutto per diventarlo.

L' incontro che sta avvenendo tra i due “statisti” sta facendo scalpore nel mondo a causa della minacciosità e dell'atteggiamento di sfida del capo di stato libico nei confronti di tutte le altre nazioni e per la penosa presunzione dell'altro.
A causa dei recenti sviluppi politici tutti i potenti hanno preferito annullare ogni traccia di un qualsiasi rapporto con Gheddafi, ma Silvio Berlusconi no, lui è rimasto immune da questo costume e si è mosso in prima persona per andare ad omaggiare lo scomodo amico. Non pago di questo gesto di stima ha chiesto alle Frecce Tricolore, orgoglio di tutti gli italiani, di esibirsi durante i festeggiamenti in onore dei quaranta anni di governo di Gheddafi ed ha annunciato imminenti avvicinamenti tra le forze armate dei due paesi.

E' un atteggiamento incomprensibile se letto in chiave esclusivamente politica. La spiegazione di questi pazzeschi atteggiamenti la si trova solo se si fa un ulteriore considerazione analizzando l'avvenimento dal punto di vista imprenditoriale:
non è il presidente del consiglio italiano quello che è andato in visita in Libia
è l’uomo d’affari Berlusconi ad aver promosso questa manovra.

Si è affermato pubblicamente che il conflitto di interessi non è più in conflitto, l'uomo d'affari ha avuto il sopravvento sull'uomo politico. Questa è la prova lampante che il nostro presidente del consiglio preferisce lavorare per migliorare il proprio benessere anche se a pagarne le conseguenze sarà il benessere del Paese e dei suoi cittadini.

La televisione satellitare tunisina Nessma,è stata recentemente acquistata da Mediaset e Fininvest, gruppo dove recentemente è entrata a far parte anche la Libica Lafitrade.
Attraverso l'emittente televisiva Nessma gli spettatori hanno potuto ascoltare il proprietario della televisione Silvio Berlusconi dire che il governo italiano, nella persona del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, è intenzionato ad aprire le proprie frontiere ai libici e garantire ai migranti “casa, lavoro, istruzione e sanità pubblica” per ogni loro necessità.
Ha avuto anche la faccia tosta di concludere il discorso ricordando che “pure gli italiani sono stati emigranti, e quindi devono aprire il loro cuore a chi oggi viene in Italia”.

ma … ma …

In Italia sappiamo essere vero l'esatto contrario. Le misure contro l'immigrazione si stanno facendo sempre più aspre, rasentando spesso la xenofobia.
Una volta che questa realtà sarà chiara anche al popolo libico, chi perderà di credibilità?
L'uomo d'affari e la sua azienda o il presidente del consiglio con tutta la nazione?


|||questo è il settantatreesimo posting pubblicato in questo blog|||

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