22/12/10

I 'fascisti del nuovo secolo'



di Michele

Mettere a tacere il dissenso, impedire la libera espressione del pensiero, diritto sancito dalla Costituzione, è ciò che in questi giorni autorevoli esponenti del Governo e del PDL hanno mostrato in maniera palese persino con toni aggressivi, insulti e provocazioni.
Giovedì scorso ad Anno Zero, ha cominciato a provocare, con l’intenzione di censurare e scaldare gli animi, il cosiddetto Ministro della difesa, La Russa, orgoglioso di essere chiamato fascista; il sindaco di Roma Alemanno ha disposto l’estensione della cosiddetta “zona rossa”, cioè l’area inaccessibile ai manifestanti nel centro di Roma; il sottosegretario al Ministero degli Interni, Mantovano, d’accordo col ministro Maroni, ha proposto a scopo preventivo di estendere il D.A.SPO. (divieto di accedere alle manifestazioni sportive) anche alle manifestazioni di piazza; il ministro Alfano ha inviato gli ispettori al tribunale di Roma contro il provvedimento di scarcerazione di alcuni studenti fermati negli scontri del 14 dicembre, confermando l’azione piduista dell’esecutivo guidato da Berlusconi di sostituirsi alle competenze esclusive della magistratura, più volte rivendicata come legittima pur essendo una pratica da regimi sudamericani al di fuori del nostro ordinamento; infine Gasparri, capogruppo dei senatori del PDL, ha completamente delirato con la proposta di arrestare preventivamente alcuni studenti solo perché si ipotizza possano commettere reati, senza che nemmeno si siano avute notizie di reato in cui siano coinvolti, alla faccia del garantismo e libertà di cui si sciacquano la bocca certa gente nel PDL.

Insomma, stanno usando metodi da squadristi per mettere il bavaglio a qualsiasi espressione del pensiero critica nei loro confronti, gente di tale levatura culturale non è altro che estrazione della mentalità e cultura fascista: durante il regime fascista usavano olio di ricino per chiudere la bocca a chi esprimeva dissenso, oggi la strategia di quelli che definisco i ‘fascisti del nuovo secolo’ è di censurare le voci critiche attraverso la repressione, dopo aver occupato la maggior parte degli spazi informativi e tentato di occupare quelli che ancora non sono sotto il loro diretto controllo e/o proprietà di famiglia Berlusconi.
Le provocazioni di questi giorni degli esponenti di governo e del PDL vanno lette come il tentativo di imbavagliare il libero pensiero, ma c’è un altro aspetto della strategia comunicativa che hanno attuato: vogliono spostare l’attenzione dalle ragioni della protesta a questioni di ordine pubblico. Ciò perché, fin quando le proteste sono state pacifiche e senza il minimo disordine, i signori del Governo non hanno minimamente ascoltato gli studenti, se ne sono fregati di aprire un dialogo con loro, se ne sono fregati di sentire e analizzare le loro richieste; adesso che le proteste, le agitazioni e le manifestazioni stanno facendo rumore, mostrandosi agli occhi di tutti, si vuole etichettarle come azioni teppistiche di violenti e non di studenti di buona famiglia costrette anche ai sacrifici per far studiare i ragazzi.
Dunque, oltre alla censura del dissenso, l’obbiettivo dei neo fascisti al governo è quello di criminalizzare la protesta per non dare spazio alle motivazioni degli studenti, da ciò nascono le provocazioni di questi giorni che servono a surriscaldare gli animi in modo da poter reprimere la protesta con la forza.

Nel video sopra riportato Marco Travaglio ha avanzato anche un altro motivo per cui a suo parere si sta attuando la strategia della tensione. Spiega Travaglio che il Governo per durare fino alla fine della legislatura ha bisogno di un clima di tensione al fine di ottenere l’appoggio in Parlamento di altri gruppi attualmente all’opposizione, in particolare l’UDC, proprio perché quando c’è un’emergenza nazionale, nel fare alleanze del tutto disomogenee, si mettono da parte le contrapposizioni ideologiche, politiche o le individuali valutazioni opportunistiche; infatti, in quel caso l’interesse nazionale apparentemente sta sopra di ogni altra cosa, pure al di sopra delle compravendite dei singoli deputati. Però, dietro l’alibi dell’interesse nazionale si nasconde il fatto che una situazione del genere sarebbe grande fonte di guadagno per l’acquirente nella campagna acquisti in Parlamento, soprattutto in termini di minimo esborso; a guadagnare di meno saranno quelli che non hanno ceduto alle offerte in vista del voto di fiducia del 14 dicembre ma che, secondo Berlusconi, sarebbero disposti comunque a venire in suo soccorso… si sa che tutto ha un prezzo, a parte i nobili sentimenti, l’etica e la dignità umana che non contano e perciò non hanno alcun valore per i berlusconiani.

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