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E' successo di nuovo, ieri Montecitorio ha lavorato esclusivamente per il bene di una persona, fatto salvo che la giornata lavorativa è stata pagata ugualmente da noi cittadini. Nella seduta parlamentare di mercoledì 3 febbraio 2010 si è votato infatti il disegno di legge “Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza”.
Non voglio entrare nel merito della legge perché mi pare del tutto inutile, è ovvio, palese ed inequivocabile che la legge è stata voluta e studiata solo per evitare che il premier venga disturbato dai procedimenti giudiziari a suo carico.
Ma tutto questo è lecito? E' morale?
Non sarebbe più logico per un governante che più alta è la carica che ricopre più alto è il rigore morale che deve avere? Insomma questa mi sembrerebbe una regola dettata solo dal buon senso.
Voi mandereste i vostri figli a lezione da un maestro che non sa coniugare i verbi?
Vi fareste curare da un medico che l'ultima volta ha confuso un raffreddore con il morbillo?
Portereste ad aggiustare la macchina da un meccanico che non riesce a far camminare la sua vettura?
E allora perché dovremo garantire ad una persona che c'è il forte dubbio che non sia in grado di rispettare le leggi di lavorare indisturbato per promulgarne di nuove?
Purtroppo siamo in Italia e qui può succedere che la Camera dei deputati approvi un procedimento che permette la sospensione dei processi a carico di Silvio Berlusconi per un tempo di 18 mesi cosicché gli sia concesso di lavorare serenamente per mettere a punto le leggi secondo le quali tra 18 mesi potrà venir assolto.
Per questa priorità del Paese alla Camera ieri c'era il pienone, su 630 deputati che paghiamo 595 erano presenti. Mica male se si pensa che solo due settimane fa per approvare il disegno di legge per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale in 150 non si sono neppure presentati, questo la dice già lunga su quali siano le reali urgenze di questo governo.
La maggioranza richiesta perché passasse il “legittimo impedimento” era di 278 voti, il si ne ha incassati 316, ora il disegno di legge passerà per la discussione al Senato.
Giusto per la cronaca e per dare a Cesare quel che è di Cesare ricordo che la proposta di legge è stata avanzata da Giuseppe Consolo, PdL (lo so, non centra nulla ma non posso far a meno di ricordare che Consolo nel 2006 dichiarava un reddito di tremilioniduecentottantottomiladuecentonovantadue euro). Un uomo indubbiamente operoso, basta ricordare quanto si è dato da fare tempo fa per far approvare il DDL Cirami sul legittimo sospetto, legge diversa ma con i medesimi scopi dell'attuale, allora diede sicuramente prova della sua voglia di “fare per due” anzi … di votare per due.
Tra i primi sostenitori poi compare Michaela Biancofiore, l'esimio parlamentare che comincia le sue lettere ufficiali con “ Mi chiamo Biancofiore Michaela, Michaela col ch”, la stessa che ha invitato l'incerottato premier alla sua festa di compleanno a pochi giorni dall'”attentato” di Massimo Tartaglia.
Circola la leggenda che Berlusconi in realtà non esista, che sia solo un allucinazione collettiva e che se tutti gli italiani spegnessero la televisione per una settimana … Silvio Berlusconi scomparirebbe.
Troveremo mai il coraggio di testare questa leggenda?
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VENDITA ALL'ASTA DEI BENI MAFIOSI
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All'interno delle legge finanziaria 2010 “ Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” è stata introdotta una controversa disposizione. Esattamente all'art. 2, comma 47, si stabilisce che i beni sequestrati alla mafia possano venir messi all’asta se non si trovi entro breve termine (90 o 180 giorni, la legge non è chiara a riguardo) l'attività sociale a cui avviarli. Sempre secondo la norma l'ente preposto a sovraintendere a questa delicata operazione è l'ufficio del territorio dell’agenzia del demanio.
Fin da principio questa disposizione nasce monca in quanto totalmente mancante del necessario parere del commissario straordinario sui beni e dei prefetti, ma anche la sua efficacia è assai discutibile.
Senza andare troppo lontani nel tempo per cercare casi esplicativi della pericolosità di una tale azione basta ricordare che il sequestro dei beni del clan dei casalesi da poco avvenuto ha riguardato per intero beni entrati in possesso dei criminali a seguito di assegnazione in aste giudiziarie. Simili situazioni non sono rare a verificarsi, la 'ndrangheta è usa acquistare praticamente tutti i suoi beni attraverso i tribunali fallimentari.
Tutto questo già avviene nonostante le aste giudiziarie siano sottoposte a controlli da parte di organi competenti, figuriamoci cosa potrà succedere quando un patrimonio gestito fino al giorno prima direttamente dalla mafia viene messo all'asta sotto la sola supervisione di un ente fiscale come l’agenzia del demanio.
Non di secondaria importanza è l'aspetto che un onesto acquirente può sentirsi scoraggiato nel concorrere ad un asta per acquistare un bene che è o è stato oggetto di interesse da parte di poteri mafiosi in un territorio evidentemente sotto controllo di questi.
Siamo seri, chi si presenterà a quelle aste? Prestanome, questa è l'unica risposta logica da darsi.
Sembra proprio che questa norma sia tesa solo a reperire nuovi fondi, qualsiasi sia la provenienza, trascurando completamente l'impatto che questa disposizione può avere sulla riaffermazione della supremazia mafiosa nel territorio.
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Fin da principio questa disposizione nasce monca in quanto totalmente mancante del necessario parere del commissario straordinario sui beni e dei prefetti, ma anche la sua efficacia è assai discutibile.
Senza andare troppo lontani nel tempo per cercare casi esplicativi della pericolosità di una tale azione basta ricordare che il sequestro dei beni del clan dei casalesi da poco avvenuto ha riguardato per intero beni entrati in possesso dei criminali a seguito di assegnazione in aste giudiziarie. Simili situazioni non sono rare a verificarsi, la 'ndrangheta è usa acquistare praticamente tutti i suoi beni attraverso i tribunali fallimentari.
Tutto questo già avviene nonostante le aste giudiziarie siano sottoposte a controlli da parte di organi competenti, figuriamoci cosa potrà succedere quando un patrimonio gestito fino al giorno prima direttamente dalla mafia viene messo all'asta sotto la sola supervisione di un ente fiscale come l’agenzia del demanio.
Non di secondaria importanza è l'aspetto che un onesto acquirente può sentirsi scoraggiato nel concorrere ad un asta per acquistare un bene che è o è stato oggetto di interesse da parte di poteri mafiosi in un territorio evidentemente sotto controllo di questi.
Siamo seri, chi si presenterà a quelle aste? Prestanome, questa è l'unica risposta logica da darsi.
Sembra proprio che questa norma sia tesa solo a reperire nuovi fondi, qualsiasi sia la provenienza, trascurando completamente l'impatto che questa disposizione può avere sulla riaffermazione della supremazia mafiosa nel territorio.
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