21/08/10

LAMPEDUSA, 35°30′N 12°36′E


Amo l'isola di Lampedusa, la amo di un amore figliale e devoto; un sentimento che aiuta a guardare oltre l'apparente normalità dello scempio quotidiano per pretendere nei suoi confronti un vero rispetto.
Sull'isola, simbolo di bellezze naturali e oasi ecologica protetta dalle leggi comunitarie, da alcuni anni si sta assistendo ad una vera e propria opera di sciacallaggio naturalistico in cui ultimamente le istituzioni locali sono uscite dal loro torpore complice per arrivare a decidere di parteggiare per l'illegalità.

La storia è semplice e la presidentessa di Legambiente Lampedusa la racconta quasi in un fiato.
Sull'isola il più prezioso scrigno di biodiversità, nonché luogo in cui le tartarughe marine depongono le uova, è rappresentato dalla meravigliosa “isola dei conigli”, un lembo di litorale che sembra uscito dalle più belle cartoline caraibiche. Sabbia immacolata, mare turchese, conigli sull'atollo e una miriade di pesci colorati nell'acqua. La spiaggia, sebbene sia diventata riserva naturalistica, è aperta ai bagnanti che possono così godere delle bellezze del luogo. Luogo che però rimane delicato e bisognoso di attenzione.

Con ordinanza 01146/2010 del 20.07.2010 il TAR Sicilia ha ordinato la revoca di qualsiasi concessione commerciale presso l'isola dei conigli. Non più ombrelloni a pagamento, perciò, niente servizio ristorazione in spiaggia … solo l'uomo e l'ambiente. In un tentativo di poter re-instaurare un equilibrio che permetta alla gente di godere della bellezza del posto senza per questo comportasi da parassita.
Ebbene il Comune, nella persona del vice sindaco Angela Maraventano (lega nord), ha deciso di continuare a concedere le autorizzazioni comunali per consentire il servizio di noleggio ombrelloni e bar, in palese violazione delle disposizioni del TAR, senza neanche sentire l'ente gestore della riserva o la regione Sicilia. Ma della legge qui sembra potersene fare davvero un baffo e gli introiti del servizio, si sta parlando di migliaia di euro al giorno, non di pochi denari che possono consentire ad una famiglia di sfamarsi, non vengono neppure destinati alle attività di conservazione della natura come prevede la legge regionale per altri luoghi simili. Qui la lucrosissima attività finisce nelle tasche di pochi a cui, forse per ignoranza o forse per egoismo, non si riesce di far comprendere che così non si nuoce solo all'ecosistema e alle tartarughe ma si rischia di demolire l'unicità di questa splendida isola.





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