09/08/10

LE DUE COSTITUZIONI DELL’ ITALIA 2010


di Umberto Baldocchi

Qualcuno finalmente si sta accorgendo che il conflitto Fini-Berlusconi rivela una realtà inquietante, ma anche chiarificante: il fatto che in Italia abbiamo a che fare non solo con due idee di democrazia ( quella plebiscitaria e quella parlamentare) ma addirittura con due Costituzioni in conflitto tra loro. Riflessione illuminante, bisognosa però di un ulteriore passaggio: quali sono davvero le Costituzioni in conflitto? Quella scritta e quella “materiale”, cioè quella che risponde al nuovo ordinamento materiale sorto dopo il 1993 e che ora attenderebbe di essere adeguato alla Costituzione formale? Se fosse così ci attenderebbe una ennesima stagione di bicamerali, inciuci “costituzionali”, ricerca delle “nuove regole”e via dicendo. E dietro l’angolo già si intravedono i baffetti di Massimo D’Alema. Sarebbe un incubo. In realtà il conflitto c’è,ma è ben altro. Il conflitto è piuttosto quello tra la Costituzione scritta e una sorta di “Costituzione virtuale” , affermatasi dopo il 1993, una “costituzione” in cui al centro c’è una sovranità del popolo, che è sì indiscutibile , ma solo perché fittizia e mitizzata. Il popolo non è “rappresentato”, ma “messo in scena” dai “rappresentanti” che egli crede di aver eletto,ma ha solo nominato. Gli Italiani non si accorgono ancora dell’equivoco perché ignorano, in gran numero, cosa è davvero una Costituzione. In gran numero credono che essa sia un instrument of government cioè un mezzo per governare meglio, per interiorizzare nei cittadini il rispetto delle leggi, non un frame of government, un limite al potere dei governanti, come vollero i padri fondatori degli USA. La “legalità” non appare, in questa costituzione “virtuale”, come un modo di organizzare, limitandoli, i poteri dello Stato sul cittadino, attraverso le regole fatte valere dagli organismi di garanzia ( giudiziaria e costituzionale), ma come quella finalità che meglio si manifesta nelle operazioni di ordine pubblico in cui si colpiscono i manovali della criminalità organizzata e i sicari di strada. Una criminalità illimitata, come una emergenza continua, del resto non può che richiedere un potere illimitato. In questo modo non si vede più il nesso tra criminalità organizzata, corruzione e arbitrio dei pubblici poteri. La “Costituzione” virtuale mira infatti ad assicurare sempre e solo il potere ( in teoria “del popolo”, in pratica dei suoi rappresentanti) sui cittadini, non a limitare il potere. Che senso avrebbe, infatti, in questo modo di pensare, limitare il potere se esso viene dal popolo? E’ ovvio, tutto questo non ha alcuna legittimazione giuridica, ma è la conseguenza della assenza di un liberalismo costituente alle origini dello Stato italiano e la dimostrazione che il costituzionalismo moderno non è ancora riuscito a radicarsi nella cultura civica diffusa. Questo senso comune invece – solo in apparenza moderno, in realtà arcaico - vive per forza d’inerzia come una tarda eredità delle Signorie e dei Principati, che trasformarono le libere repubbliche in dispotismi . I signori rinascimentali in teoria, miravano a superare i conflitti rafforzando il “decidere” e il “fare”, ma in pratica riuscirono solo a produrre corruzione e degrado nelle classi dirigenti e nel popolo e dipendenza dagli stranieri. Di qui le origini del drammatico declino italiano. La “Resurrezione” , il “Risorgimento”, come noto, vi fu, ma dovette attendere quattro secoli. Berlusconi comincia finalmente a esser considerato non la causa dei problemi , il fattore B. di cui gli Italiani si dovrebbero “sbarazzare” ( troppo facile il giochetto) , ma una cartina di tornasole, che ha messo alla luce un degrado che ha radici profonde. Il suo governo potrebbe a questo punto rivelarsi anche provvidenziale, o almeno utile ed istruttivo, oltre che costoso, per gli Italiani, se essi sapranno trarne insegnamento per capire meglio le carenze storiche del nostro sistema politico. Non è comunque più il tempo delle “nuove regole”. E’ finalmente arrivato il tempo delle “regole vere” della Repubblica. Quelle che neppure la prima fase della repubblica rispettava pienamente, ma almeno non travolgeva così spietatamente come è avvenuto nella smisurata orgia del potere che sta giungendo al suo epilogo.




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