di Michele
Come ci racconta Marco Travaglio nel suo Passaparola del 12 luglio 2010, per magistratura politicizzata bisogna pensare a quella parte di magistrati a disposizione di una commistione affaristica criminale e strettamente legati ad essa in una sorte di associazione segreta simile alla vecchia P2 di Licio Gelli, di cui facevano parte anche Silvio Berlusconi, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Costanzo.
Oltre alle notizie che riguardano le indagini sulla cosiddetta nuova P3, era già evidente che esiste una magistratura politicizzata, basti pensare al correntismo all’interno del Csm, ma che ci sia una magistratura ostile a Berlusconi è falso ed è evidente che non esistono "toghe rosse" che perseguitano Berlusconi. Anzi, se Berlusconi avesse trovato davvero le "toghe rosse" a Milano, la prescrizione per concessione delle attenuanti generiche (lodo Mondadori) e le assoluzioni con formula dubitativa (caso Medusa, processo Sme) potevano essere condanne definitive per il signor Berlusconi.
Inoltre, i processi si fanno sulla base di prove e quando le prove erano sufficienti per arrivare a condanna definitiva di Berlusconi (amnistiato 2 volte e prescritto 3 volte) ci sono stati vari interventi legislativi da parte del suo governo allo scopo di: rinviare processi attraverso legittimo impedimento, legittimo sospetto, lodo Schifani e Alfano poi dichiarati incostituzionali; bloccare l'acquisizione di prove con la legge sulle rogatorie; depenalizzare i reati commessi come il falso in bilancio; arrivare alla prescrizione riducendone i termini.
Ovviamente Berlusconi non è vittima di alcun complotto.
Infatti, è accertato, dalla sentenza definitiva della Cassazione, che Mills è stato corrotto per testimoniare il falso nell'ambito di due processi in cui era imputato Silvio Berlusconi (il processo per corruzione alla Guardia di Finanza e il processo dei fondi neri di All Iberian) allo scopo di “tenere fuori da un mare di guai” Silvio Berlusconi.
E’ accertato che il giudice Metta è stato corrotto dai legali di Berlusconi per strappare la Mondadori a De Benedetti.
E’ accertato, dal processo All Iberian 1, il finanziamento illecito di 22 miliardi di lire al PSI, denaro partito da fondi occulti della Fininvest per finire nei conti svizzeri del PSI di Craxi.
E’ accertato che alcuni finanzieri sono stati corrotti per far chiudere loro tutti e due gli occhi sulle irregolarità riscontrate nelle verifiche fiscali presso le aziende di famiglia Berlusconi; Massimo Maria Berruti e Salvatore Sciascia, che erano fiscalisti del gruppo Fininvest e prima ancora ufficiali della Guardia di Finanza, sono stati condannati in via definitiva in tale processo relativo alle tangenti alla Guardia di Finanza e poi hanno fatto carriera politica entrando in parlamento col partito di Berlusconi.
Appare evidente che non c'è un uso politico della giustizia ma c'è chi fa politica per impedire alla giustizia di compiere il suo corso legittimo e doveroso, denigrando e minacciando la magistratura attraverso un disegno eversivo per attentare all'autonomia e indipendenza della magistratura.
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18/07/10
21/06/10
Ancora disinformazione dal Tgr Campania
di "Occhio" al Tgr della Campania
Chi ha seguito la pagina politica del Tgr Campania nelle edizioni del 18 giugno delle ore 19:35 e del 19 giugno delle ore 14, ha sentito che il precedente esecutivo regionale, guidato da Bassolino, ha licenziato 5000 mila lavoratori forestali e che l’attuale giunta, guidata da Caldoro, ha provveduto a salvare il loro stipendio.
Già un bambino capirebbe che dopo un licenziamento occorrerebbe una nuova assunzione e non basta trovare fondi per il pagamento degli stipendi.
Ma la questione è totalmente diversa.
I lavoratori forestali hanno fatto un corteo di protesta, venerdì 18 giugno, giungendo a Palazzo Santa Lucia, sede della giunta regionale, contro la decisione della Giunta Caldoro “di revocare le delibere [del precedente esecutivo guidato da Bassolino] con le quali si autorizzava l'accredito di un primo finanziamento del 30% alle Comunità Montane e Province”.
Prima di venerdì, Caldoro aveva dichiarato: “quando la giunta precedente ha firmato lo sforamento del patto di stabilità ha licenziato 3.500 forestali a cui si aggiungono 1.200 stagionali. I fondi per gli stipendi sono stati inseriti nella parte di indebitamento del bilancio, ma lo sforamento del patto non consente il ricorso all'indebitamento. Ora dobbiamo risolvere il problema con una manovra di bilancio”.
A Caldoro ha risposto Rosa D’Amelio, consigliere del PD:
“la Giunta regionale del presidente Caldoro continua a sfuggire alle proprie responsabilità di governo, addebitando qualsiasi difficoltà al lavoro dell’Esecutivo precedente. Nel caso del pagamento degli stipendi ai 3500 lavoratori idraulico-forestali, Caldoro parla addirittura di “licenziamento di fatto” operato dalla Giunta Bassolino, che al contrario ha lavorato nei mesi scorsi, dopo la stabilizzazione avvenuta già negli anni scorsi, per assicurare ad essi la totale copertura delle mensilità, andando ad agire pur su un Bilancio già in partenza stringatissimo. Oggi invece l’attuale Governatore – prosegue Rosetta D’Amelio - dichiara di essere costretto ad una manovra ad hoc per garantire gli stipendi, che secondo lui sarebbero bloccati dai limiti del patto di stabilità. Peccato che tali limiti non vanno estesi a lavoratori come gli idraulico-forestali, che fanno parte del Personale degli Enti Delegati e sono a tempo indeterminato.”
Di seguito, gli estratti dei commenti nei servizi andati in onda al Tgr Campania.
Servizio di Corrado Fidora, edizione ore 19:35 del 18 giugno:
“Salvi gli stipendi dei forestali. La giunta Caldoro ha infatti approvato la delibera per il pagamento di 5000 lavoratori licenziati dall’esecutivo Bassolino. Inoltre, su proposta dell’assessore al Personale, Pasquale Sommese, revocata la proroga di 21 capi area, mentre nei prossimi giorni si procederà a un’eventuale rotazione degli incarichi dei coordinatori regionali.”
Servizio di Renato D’Emmanuele, edizione ore 14 del 19 giugno:
“un venerdì di lavoro per la giunta Caldoro. Risolto, dopo le proteste davanti Palazzo Santa Lucia, il problema del pagamento degli stipendi di 5000 lavoratori forestali, licenziati dall’esecutivo Bassolino.”
In entrambi i servizi si dice che 5000 lavoratori forestali sono stati licenziati dall’esecutivo Bassolino. Detto così è totalmente falso.
Il Tgr Campania fa sue le parole del governatore Caldoro, che non corrispondono alla realtà, mostrandosi pertanto la voce del governatore, un modo di fare giornalismo inaccettabile, ancor di più trattandosi del servizio pubblico che, invece di informare i cittadini, si schiera per una fazione politica.
Inoltre, il Tgr Campania ignora le tesi della controparte, come già successo altre volte. D’altronde, è un modo di fare dei berluscones, o meglio i “fascisti del nuovo secolo”, cioè quelli che se la suonano e cantano da soli, che negli ultimi tempi hanno finito di occupare indebitamente la quasi totalità degli spazi informativi in Rai. Artefice della conduzione di tipo minzoliniano del Tgr Campania è il direttore Massimo Milone, detto “Minzolone” per associazione al direttore berlusconiano del Tg1.
Tornando alla questione dei lavoratori forestali, dopo una ricerca in rete, mettendo insieme le versioni di tutte le parti in questione, ci si rende conto che la giunta Caldoro ha cancellato la delibera della precedente giunta che stanziava fondi per il pagamento degli stipendi dei lavoratori forestali, i quali hanno protestato contro tale decisione della giunta Caldoro. Dunque, nessun licenziamento da parte della precedente giunta, che aveva deciso il pagamento degli stipendi in sforamento del patto di stabilità.
Chi ha seguito la pagina politica del Tgr Campania nelle edizioni del 18 giugno delle ore 19:35 e del 19 giugno delle ore 14, ha sentito che il precedente esecutivo regionale, guidato da Bassolino, ha licenziato 5000 mila lavoratori forestali e che l’attuale giunta, guidata da Caldoro, ha provveduto a salvare il loro stipendio.
Già un bambino capirebbe che dopo un licenziamento occorrerebbe una nuova assunzione e non basta trovare fondi per il pagamento degli stipendi.
Ma la questione è totalmente diversa.
I lavoratori forestali hanno fatto un corteo di protesta, venerdì 18 giugno, giungendo a Palazzo Santa Lucia, sede della giunta regionale, contro la decisione della Giunta Caldoro “di revocare le delibere [del precedente esecutivo guidato da Bassolino] con le quali si autorizzava l'accredito di un primo finanziamento del 30% alle Comunità Montane e Province”.
Prima di venerdì, Caldoro aveva dichiarato: “quando la giunta precedente ha firmato lo sforamento del patto di stabilità ha licenziato 3.500 forestali a cui si aggiungono 1.200 stagionali. I fondi per gli stipendi sono stati inseriti nella parte di indebitamento del bilancio, ma lo sforamento del patto non consente il ricorso all'indebitamento. Ora dobbiamo risolvere il problema con una manovra di bilancio”.
A Caldoro ha risposto Rosa D’Amelio, consigliere del PD:
“la Giunta regionale del presidente Caldoro continua a sfuggire alle proprie responsabilità di governo, addebitando qualsiasi difficoltà al lavoro dell’Esecutivo precedente. Nel caso del pagamento degli stipendi ai 3500 lavoratori idraulico-forestali, Caldoro parla addirittura di “licenziamento di fatto” operato dalla Giunta Bassolino, che al contrario ha lavorato nei mesi scorsi, dopo la stabilizzazione avvenuta già negli anni scorsi, per assicurare ad essi la totale copertura delle mensilità, andando ad agire pur su un Bilancio già in partenza stringatissimo. Oggi invece l’attuale Governatore – prosegue Rosetta D’Amelio - dichiara di essere costretto ad una manovra ad hoc per garantire gli stipendi, che secondo lui sarebbero bloccati dai limiti del patto di stabilità. Peccato che tali limiti non vanno estesi a lavoratori come gli idraulico-forestali, che fanno parte del Personale degli Enti Delegati e sono a tempo indeterminato.”
Di seguito, gli estratti dei commenti nei servizi andati in onda al Tgr Campania.
Servizio di Corrado Fidora, edizione ore 19:35 del 18 giugno:
“Salvi gli stipendi dei forestali. La giunta Caldoro ha infatti approvato la delibera per il pagamento di 5000 lavoratori licenziati dall’esecutivo Bassolino. Inoltre, su proposta dell’assessore al Personale, Pasquale Sommese, revocata la proroga di 21 capi area, mentre nei prossimi giorni si procederà a un’eventuale rotazione degli incarichi dei coordinatori regionali.”
Servizio di Renato D’Emmanuele, edizione ore 14 del 19 giugno:
“un venerdì di lavoro per la giunta Caldoro. Risolto, dopo le proteste davanti Palazzo Santa Lucia, il problema del pagamento degli stipendi di 5000 lavoratori forestali, licenziati dall’esecutivo Bassolino.”
In entrambi i servizi si dice che 5000 lavoratori forestali sono stati licenziati dall’esecutivo Bassolino. Detto così è totalmente falso.
Il Tgr Campania fa sue le parole del governatore Caldoro, che non corrispondono alla realtà, mostrandosi pertanto la voce del governatore, un modo di fare giornalismo inaccettabile, ancor di più trattandosi del servizio pubblico che, invece di informare i cittadini, si schiera per una fazione politica.
Inoltre, il Tgr Campania ignora le tesi della controparte, come già successo altre volte. D’altronde, è un modo di fare dei berluscones, o meglio i “fascisti del nuovo secolo”, cioè quelli che se la suonano e cantano da soli, che negli ultimi tempi hanno finito di occupare indebitamente la quasi totalità degli spazi informativi in Rai. Artefice della conduzione di tipo minzoliniano del Tgr Campania è il direttore Massimo Milone, detto “Minzolone” per associazione al direttore berlusconiano del Tg1.
Tornando alla questione dei lavoratori forestali, dopo una ricerca in rete, mettendo insieme le versioni di tutte le parti in questione, ci si rende conto che la giunta Caldoro ha cancellato la delibera della precedente giunta che stanziava fondi per il pagamento degli stipendi dei lavoratori forestali, i quali hanno protestato contro tale decisione della giunta Caldoro. Dunque, nessun licenziamento da parte della precedente giunta, che aveva deciso il pagamento degli stipendi in sforamento del patto di stabilità.
14/06/10
IL BAVAGLIO A RADIO RADICALE
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RadioRadicale da oltre 25 anni documenta integralmente la vita della giustizia italiana. Nell'archivio di Radio Radicale conserviamo oltre 600 processi per un totale di circa 17mila udienze registrate integralmente. Stiamo parlando di un patrimonio unico, che nessuna altra testata può vantare, in larga parte fruibile anche su internet.
Questa parte dell’archivio di Radio Radicale, oltre ad avere un indiscusso valore storico, documentando tra l’altro l’introduzione del nuovo rito nel Processo Penale, è stata utilizzata a fini didattici da alcune cattedre di Procedura Penale, e, in alcune occasioni, dagli stessi magistrati nelle loro attività. Da oggi in poi tutto ciò sarà vietato. Non sarà più possibile registrare le udienze dei processi se passasse la norma sulle intercettazioni, nel punto in cui modifica un articolo delle norme di attuazione del codice di procedura penale: quello che consente al Giudice di autorizzare, anche senza il consenso delle parti, quando sussista un interesse sociale particola mente rilevante alla conoscenza del dibattimento, la ripresa e la trasmissione radiofonica del processo. Solo grazie alla pubblicità del dibattimento processuale assicurato spesso solo da Radio Radicale, i cittadini italiani hanno potuto seguire, in tutto il suo svolgimento e non soltanto in occasione dei momenti più eclatanti, processi di indubbia rilevanza pubblica di cui riportiamo in questo documento soltanto alcuni esempi. Crediamo che proprio le norme dell'ordinamento giudiziario che regolamentano il dibattimento processuale rappresentino la migliore garanzia per i diritti degli imputati. Rendere impossibile la registrazione e la trasmissione integrale dei processi viceversa impedisce un'informazione aderente tanto ai principi garantisti quanto a quelli, altrettanto costituzionali, relativi al diritto dei cittadini a conoscere per deliberare.
tratto da radio Radicale
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RadioRadicale da oltre 25 anni documenta integralmente la vita della giustizia italiana. Nell'archivio di Radio Radicale conserviamo oltre 600 processi per un totale di circa 17mila udienze registrate integralmente. Stiamo parlando di un patrimonio unico, che nessuna altra testata può vantare, in larga parte fruibile anche su internet.
Questa parte dell’archivio di Radio Radicale, oltre ad avere un indiscusso valore storico, documentando tra l’altro l’introduzione del nuovo rito nel Processo Penale, è stata utilizzata a fini didattici da alcune cattedre di Procedura Penale, e, in alcune occasioni, dagli stessi magistrati nelle loro attività. Da oggi in poi tutto ciò sarà vietato. Non sarà più possibile registrare le udienze dei processi se passasse la norma sulle intercettazioni, nel punto in cui modifica un articolo delle norme di attuazione del codice di procedura penale: quello che consente al Giudice di autorizzare, anche senza il consenso delle parti, quando sussista un interesse sociale particola mente rilevante alla conoscenza del dibattimento, la ripresa e la trasmissione radiofonica del processo. Solo grazie alla pubblicità del dibattimento processuale assicurato spesso solo da Radio Radicale, i cittadini italiani hanno potuto seguire, in tutto il suo svolgimento e non soltanto in occasione dei momenti più eclatanti, processi di indubbia rilevanza pubblica di cui riportiamo in questo documento soltanto alcuni esempi. Crediamo che proprio le norme dell'ordinamento giudiziario che regolamentano il dibattimento processuale rappresentino la migliore garanzia per i diritti degli imputati. Rendere impossibile la registrazione e la trasmissione integrale dei processi viceversa impedisce un'informazione aderente tanto ai principi garantisti quanto a quelli, altrettanto costituzionali, relativi al diritto dei cittadini a conoscere per deliberare.
tratto da radio Radicale
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13/06/10
Berlusconi, uno stratega della comunicazione da regime

di Michele
Tanti crimini nella storia recente e passata sono stati tenuti nascosti all’opinione pubblica e poi venuti fuori a distanza di tempo, presentandosi come macabri genocidi, eccidi; gli autori sono personaggi riconosciuti da tutti come criminali da macelleria, basti pensare a Saddam Hussein e Milosevic. Sono personaggi che nei loro atti criminali mostravano una lucida follia, una strategia volta a nascondere l’impopolarità che simili atti avrebbero loro procurato.
Nei regimi dove i media sono controllati da chi detiene il potere di governare, per non essere impopolari si nasconde la realtà di azioni liberticide e che violano i fondamentali diritti umani riconosciuti nel diritto internazionale.
Di solito, non essere impopolari significa nascondere le verità scomode al popolo, nascondere la gravità delle leggi che vengono approvate palesemente contro l’interesse del popolo, facendole sembrare buone norme.
Distorcere la realtà e nascondere le verità scomode insomma è una prerogativa dei dittatori e tiranni che sottomettono i sudditi alla loro volontà, senza che ci siano impedimenti legali al loro modo di fare, infatti la legge è dettata da loro stessi.
Negli stati in cui il governo è eletto democraticamente dal popolo non è consentito che tutti i media siano asserviti al potere di chi governa al punto da nascondere verità scomode e distorcere la realtà. Infatti, uno dei baluardi della democrazia è la libera informazione, ossia l’informazione deve essere il “cane da guardia” del governo e non il “cane da compagnia”.
L’ Italia formalmente è una democrazia, pertanto non tutti i media sono asserviti al potere di chi governa, ma la situazione italiana è anomala dal punto di vista del pluralismo nell’informazione e della libertà di stampa. Lo dice Freedom House (organizzazione autonoma con sede negli Stati Uniti, che si pone come obiettivo la promozione della libertà nel mondo) che colloca l’Italia tra i paesi “parzialmente liberi” in termini di libertà di stampa, unico paese della Zona Euro e 72° nella graduatoria mondiale, a pari merito con India e Benin, dietro persino al Cile e alla Corea del Sud.
Dal rapporto 2010 di Freedom House si legge che:
“il Primo Ministro Silvio Berlusconi si è scontrato con la stampa per la copertura della sua vita personale, che ha portato a querele contro i media esteri e locali e alla censura di ogni contenuto critico da parte della TV di stato.
Il ritorno al potere di Berlusconi nell’aprile 2008 gli ha permesso nuovamente di poter controllare fino al 90% delle emittenti televisive nazionali, mediante gli sbocchi alle televisioni pubbliche e le sue partecipazioni ai media privati.
Il primo ministro risulta essere il principale azionista di Mediaset, del principale editore nazionale Mondadori e della più grande concessionaria di pubblicità Publitalia.”
La libertà di stampa in Italia non è tutelata, secondo Freedom House, anche per “le limitazioni imposte dalla legislazione, per l’aumento delle intimidazioni nei confronti dei giornalisti da parte del crimine organizzato e di gruppi dell’estrema destra, e a causa di una preoccupante concentrazione della proprietà dei media.”
La strategia di comunicazione è un aspetto fondamentale per un pubblicista come Silvio Berlusconi, soprattutto nel tentativo di revisionare la storia recente, per mettere oblio sulla sua carriera costernata da tante ombre e macchie come:
l’amnistia per falsa testimonianza sull’iscrizione alla P2; i tanti procedimenti penali a suo carico che lo hanno portato a collezionare 6 prescrizioni e 2 amnistie; le tante leggi ad personam per tutelare i propri interessi aziendali di famiglia; i tanti interventi legislativi per impedire alla giustizia di fare il suo legittimo corso.
Non mancano anche in questa legislatura interventi legislativi a favore delle sue aziende, come: le norme contenute nel decreto Romani sugli spazi pubblicitari televisivi che avvantaggiano Mediaset a discapito di Sky; l’innalzamento al 20% del tetto per l’acquisto di azioni proprie da parte delle società quotate in borsa, subito messa in atto dal cda di Mediaset; lo spostamento di pubblicità da Rai a Mediaset da parte delle aziende e delle istituzioni controllate dal governo: ministeri, Poste, Eni, Enel, ecc.
Diverse sono state, nel corso degli anni, le leggi ad personam che i governi Berlusconi hanno fatto approvare per parare Berlusconi dai suoi procedimenti penali, ottenendo di: rinviare processi attraverso legittimo impedimento, legittimo sospetto, lodo Schifani e Alfano incostituzionali; bloccare l'acquisizione di prove con la legge sulle rogatorie; depenalizzare i reati commessi come il falso in bilancio; arrivare alla prescrizione riducendone i termini.
La strategia comunicativa di Berlusconi è studiata ad arte per passare da carnefice della democrazia a vittima di presunti complotti, a vittima di calunnie, anche se non hai mai fornito prove convincenti per smentire le accuse rivoltegli, a vittima di un sistema che per lui funziona male e che quindi è necessario cambiare, ma a proprio piacimento. Essa è volta quindi a convincere le persone ignare che c’è necessità di attuare riforme, che in realtà non sono riforme nell’interesse collettivo e di un miglior funzionamento delle istituzioni, ma sono nell’interesse suo personale; infatti, dietro il termine riforme si cela un disegno golpista, eversivo che ha come obbiettivi:
sottomettere la magistratura al potere esecutivo per impedire ai magistrati zelanti di continuare a occuparsi di lui e dei signori della Casta del malaffare, attraverso un disegno piduista che attenta all’autonomia e indipendenza della magistratura;
impedire ai cittadini di conoscere atti di indagine, come quelle sulla cricca degli amici della Protezione Civile, di conoscere verità scomode a Berlusconi e ai suoi sodali;
aggirare o rimuovere qualsiasi regola, organo di controllo e/o istituzione democratica che sia di ostacolo al raggiungimento dei suoi interessi personali, quindi occorre imbavagliare la stampa, i liberi giornalisti, ridurre il parlamento a organo di ratifica del potere esecutivo. Ciò in parte verrà realizzato con l’approvazione del ddl sulle intercettazioni: tale ddl se verrà approvato alla Camera così come è passato al Senato, avrà come effetto quello di imbavagliare in un sol colpo la magistratura e la stampa.
La strategia comunicativa viene attuata ripetendo fino alla noia negli spazi televisivi, che occupa indebitamente in barba a qualsiasi norma di salvaguardia del pluralismo, quei soliti motivi che si possono raggruppare nelle seguenti 3 grosse bugie e/o attacchi eversivi.
1) Berlusconi è vittima di un complotto politico-giudiziario.
C’è da far presente che i processi si fanno sulle basi di prove, testimonianze, confessioni e, quando le prove erano sufficienti per condannare Berlusconi, è arrivata la prescrizione, i cui termini furono accorciati dal suo precedente governo.
Ovviamente Berlusconi non è vittima di alcun complotto.
Infatti, è accertato, dalla sentenza definitiva della Cassazione, che Mills è stato corrotto per testimoniare il falso nell'ambito di due processi in cui era imputato Silvio Berlusconi (il processo per corruzione alla Guardia di Finanza e il processo dei fondi neri di All Iberian) allo scopo di “tenere fuori da un mare di guai” Silvio Berlusconi.
E’ accertato che il giudice Metta è stato corrotto dai legali di Berlusconi per strappare la Mondadori a De Benedetti.
E’ accertato, dal processo All Iberian 1, il finanziamento illecito di 22 miliardi di lire al PSI, denaro partito da fondi occulti della Fininvest per finire nei conti svizzeri del PSI di Craxi.
E’ accertato che alcuni finanzieri sono stati corrotti per far chiudere loro tutti e due gli occhi sulle irregolarità riscontrate nelle verifiche fiscali presso le aziende di famiglia Berlusconi; Massimo Maria Berruti e Salvatore Sciascia, che erano fiscalisti del gruppo Fininvest e prima ancora ufficiali della Guardia di Finanza, sono stati condannati in via definitiva in tale processo relativo alle tangenti alla Guardia di Finanza e poi hanno fatto carriera politica entrando in parlamento col partito di Berlusconi.
Inoltre, ulteriori dimostrazioni che non esiste una persecuzione politico-giudiziaria nei confronti di Berlusconi vengono dalle indagini e processi giudiziari antecedenti il suo ingresso in politica, che lo hanno visto imputato. Ad esempio, già nel lontano 1989 fu dimostrata la sua colpevolezza, poi amnistiata, per falsa testimonianza sull’iscrizione alla loggia massonica P2. Antecedente al suo ingresso in politica è l’indagine in cui fu coinvolto per traffico di droga che venne archiviata nel 1991. Prima dell’ingresso in politica hanno inizio anche le inchieste indirizzate a far luce sulle attività finanziarie delle holding facenti capo a Fininvest.
2) Gli italiani sono con Berlusconi e quindi ha il mandato per “riformare” a suo piacimento.
Innanzitutto, governare non significa comandare (parole di Fini, ma strano che lo ha detto solo da poco); la Costituzione è un baluardo dello stato di diritto al quale il premier giura fedeltà e osservazione, e deve rispettarla indipendentemente dal consenso ricevuto. Se non esistesse una costituzione, non esisterebbe la democrazia, perché in una situazione di anarchia, non esisterebbero organi di controllo per garantire il rispetto delle elementari norme di convivenza, come l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, la libertà di manifestazione del pensiero.
Gli italiani non sono con Berlusconi, basta dare uno sguardo alle elezioni del 2009 e 2010, dove prevale l’astensionismo e il partito di Berlusconi riceve appena il consenso di un italiano su cinque. Nel computo degli indici di gradimento vanno considerati anche gli astensionisti, essendo il capo del governo rappresentante di tutto il popolo, anche di quelli che non si sono recati alle urne. Quindi non si capisce da dove tira fuori i suoi sondaggi.
Ma guai ai giornalisti se osano mostrare l’infondatezza dei suoi sondaggi, che subito arrivano intimidazioni in diretta televisiva, una prova di arroganza da parte di chi già possiede la quasi totalità dell’informazione radio-televisiva privata che in Italia non si vedeva dai tempi del fascismo.
Per zittire i liberi giornalisti che sfuggono al suo controllo e occupare ulteriormente gli spazi informativi e di approfondimento politico in Rai, arriva allora il terzo motivo da ripetere fino alla noia, anch’esso tutto studiato in un’unica strategia della contro-informazione.
3) La Rai fa informazione contro il governo.
Ma ci pensa addirittura Minzolini a dare prova della falsità di tale dichiarazione con i suoi editoriali faziosi, e mai si era visto prima che un direttore di Tg del servizio pubblico si schierasse apertamente a difendere le posizioni di una parte politica.
Sono esempio del livello di manipolazione mediatica del servizio pubblico a favore di Berlusconi:
la decisione del Cda della Rai di sospendere i programmi di approfondimento politico in campagna elettorale; l’inchiesta di Trani sulle pressioni per far chiudere Annozero; la notevole sproporzione a favore del centrodestra nello spazio di informazione politica dei Tg di Rai e Mediaset, escluso il Tg3; l’epurazione dei giornalisti al Tg1 che non hanno firmato un documento di sostegno al direttore Minzolini; le tante notizie censurate o diffuse in modo distorto nei Tg sopra citati (la prescrizione di Mills, corrotto da Berlusconi, è stata data dal Tg1 come assoluzione; è stata oscurata la notizia dell’indagine su Cicchitto; il Tg1 ha oscurato l’inchiesta di Bari sul sistema Tarantini perché per Minzolini era gossip; sono state oscurate le proteste dei terremotati abruzzesi, dei precari della scuola licenziati e degli operai delle aziende a rischio chiusura; è stata oscurata dal Tg1 la sentenza della Corte di Cassazione, che ha dichiarato legittima l'ordinanza di arresto per Nicola Cosentino; è stato oscurato dal Tg1 la manifestazione di sabato 20 marzo 2010 a Milano in ricordo delle vittime delle mafie, a cui parteciparono in 150 mila; ecc.).
04/06/10
Occhio al Tgr Campania

di Michele
Occhio al Tgr Campania è il nome di un gruppo su Facebook nato per far luce sullo stato dell’informazione in Campania, in particolare quella politica, e punta a creare un vero e proprio osservatorio sul telegiornale Rai regionale della Campania.
Negli ultimi mesi al Tgr Campania alcune notizie, di cui darò degli esempi più avanti, sono state ignorate o diffuse in modo distorto, si è fatta pubblicità occulta all'interno dei servizi, c’è stato un sistema di promozione e assunzioni in redazione poco trasparente.
La disinformazione prodotta nel servizio pubblico radiotelevisivo è una grave violazione al diritto dei cittadini di essere informati e rappresenta anche un danno alla crescita culturale della popolazione, dal momento che con la mistificazione si ostacola la riflessione e quindi la formazione di un pensiero critico autonomo. Infatti, la mistificazione serve non solo ad ingannare i telespettatori ignari ma è anche usata per poter facilmente addormentare le coscienze, rendendo le persone poco motivate a conoscere, ad apprendere, a crescere culturalmente. Ciò si può ottenere attraverso la manipolazione mediatica di notizie ma anche attraverso la diffusione di modelli diseducativi, l'oblio verso le tematiche serie e tutto ciò che ha un senso etico-morale di fondo.
I media non fanno altro che presentarci programmi trash, spostare il dibattito sul gossip, diffondere un modello sub-culturale in cui conta più l’apparenza che l’essere, il merito conta sempre di meno, fare i furbi conviene, ecc.
03/06/10
Persecutori, non perseguitati
di Michele
Il fatto che è una balla che esisterebbe una persecuzione politico-giudiziaria nei confronti di Berlusconi è dimostrato dalle indagini e processi giudiziari antecedenti il suo ingresso in politica, che lo hanno visto imputato. Ad esempio, già nel lontano 1989 fu dimostrata la sua colpevolezza, poi amnistiata, per falsa testimonianza sull’iscrizione alla loggia massonica P2. Antecedente al suo ingresso in politica è l’indagine in cui fu coinvolto per traffico di droga che venne archiviata nel 1991. Prima dell’ingresso in politica hanno inizio anche le inchieste indirizzate a far luce sulle attività finanziarie delle holding facenti capo a Fininvest.
Ipotizzando per assurdo che Berlusconi sia antipatico a tutti i magistrati e che quindi contro di lui siano state costruite solo calunnie, allora nella sua posizione di forza, sfruttando il potere politico, si sarebbe fatto risarcire delle diffamazioni e calunnie costruite contro di lui; in realtà, le accuse non erano infondate ma vere, in alcuni casi gli è andata bene per insufficienza di prove, ma non era nelle condizioni di esporre querela per calunnia e quando lo ha fatto ha avuto torto; il querelato a sua volta chiede risarcimento e quando si ha torto non solo non si viene risarciti ma si finisce col pagare anche in moneta il querelato che, avendo ragione, non ha calunniato.
Viene più logico da pensare che chi sfugge al processo o alla cattura, nel caso di latitanza, lo fa perchè colpevole. Ma, per assurdo, ammesso che contro Craxi e Berlusconi ci sia stato un fumus persecuturio, i processi si fanno sulla base di prove e i magistrati avevano trovato testimonianze, confessioni e soprattutto le mazzette. Nei confronti di Berlusconi solo quando le prove erano insufficienti non c'è stato un intervento legislativo da parte di quest'ultimo, interventi che in altri casi hanno ottenuto di: rinviare processi attraverso legittimo impedimento, legittimo sospetto, lodo Schifani e Alfano incostituzionali; bloccare l'acquisizione di prove con la legge sulle rogatorie; depenalizzare i reati commessi come il falso in bilancio; arrivare alla prescrizione riducendone i termini. Ma tutto ciò non basta a togliere la pessima fama sotto l'aspetto etico-morale, allora la controinformazione piduista di regime sta cercando di ribaltare la realtà dei fatti; ci troviamo di fronte ad atti eversivi di smantellamento dello stato di diritto.
Ovviamente Berlusconi non è vittima di alcun complotto.
Infatti, è accertato, dalla sentenza definitiva della Cassazione, che Mills è stato corrotto per testimoniare il falso nell'ambito di due processi in cui era imputato Silvio Berlusconi (il processo per corruzione alla Guardia di Finanza e il processo dei fondi neri di All Iberian) allo scopo di “tenere fuori da un mare di guai” Silvio Berlusconi.
E’ accertato che il giudice Metta è stato corrotto dai legali di Berlusconi per strappare la Mondadori a De Benedetti.
E’ accertato, dal processo All Iberian 1, il finanziamento illecito di 22 miliardi di lire al PSI, denaro partito da fondi occulti della Fininvest per finire nei conti svizzeri del PSI di Craxi.
E’ accertato che alcuni finanzieri sono stati corrotti per far chiudere loro tutti e due gli occhi sulle irregolarità riscontrate nelle verifiche fiscali presso le aziende di famiglia Berlusconi; Massimo Maria Berruti e Salvatore Sciascia, che erano fiscalisti del gruppo Fininvest e prima ancora ufficiali della Guardia di Finanza, sono stati condannati in via definitiva in tale processo relativo alle tangenti alla Guardia di Finanza e poi hanno fatto carriera politica entrando in parlamento col partito di Berlusconi.
Appare evidente che non c'è un uso politico della giustizia ma c'è chi fa politica per impedire alla giustizia di compiere il suo corso legittimo e doveroso, denigrando e minacciando la magistratura attraverso un disegno eversivo per attentare all'autonomia e indipendenza della magistratura.
Il fatto che è una balla che esisterebbe una persecuzione politico-giudiziaria nei confronti di Berlusconi è dimostrato dalle indagini e processi giudiziari antecedenti il suo ingresso in politica, che lo hanno visto imputato. Ad esempio, già nel lontano 1989 fu dimostrata la sua colpevolezza, poi amnistiata, per falsa testimonianza sull’iscrizione alla loggia massonica P2. Antecedente al suo ingresso in politica è l’indagine in cui fu coinvolto per traffico di droga che venne archiviata nel 1991. Prima dell’ingresso in politica hanno inizio anche le inchieste indirizzate a far luce sulle attività finanziarie delle holding facenti capo a Fininvest.
Ipotizzando per assurdo che Berlusconi sia antipatico a tutti i magistrati e che quindi contro di lui siano state costruite solo calunnie, allora nella sua posizione di forza, sfruttando il potere politico, si sarebbe fatto risarcire delle diffamazioni e calunnie costruite contro di lui; in realtà, le accuse non erano infondate ma vere, in alcuni casi gli è andata bene per insufficienza di prove, ma non era nelle condizioni di esporre querela per calunnia e quando lo ha fatto ha avuto torto; il querelato a sua volta chiede risarcimento e quando si ha torto non solo non si viene risarciti ma si finisce col pagare anche in moneta il querelato che, avendo ragione, non ha calunniato.
Viene più logico da pensare che chi sfugge al processo o alla cattura, nel caso di latitanza, lo fa perchè colpevole. Ma, per assurdo, ammesso che contro Craxi e Berlusconi ci sia stato un fumus persecuturio, i processi si fanno sulla base di prove e i magistrati avevano trovato testimonianze, confessioni e soprattutto le mazzette. Nei confronti di Berlusconi solo quando le prove erano insufficienti non c'è stato un intervento legislativo da parte di quest'ultimo, interventi che in altri casi hanno ottenuto di: rinviare processi attraverso legittimo impedimento, legittimo sospetto, lodo Schifani e Alfano incostituzionali; bloccare l'acquisizione di prove con la legge sulle rogatorie; depenalizzare i reati commessi come il falso in bilancio; arrivare alla prescrizione riducendone i termini. Ma tutto ciò non basta a togliere la pessima fama sotto l'aspetto etico-morale, allora la controinformazione piduista di regime sta cercando di ribaltare la realtà dei fatti; ci troviamo di fronte ad atti eversivi di smantellamento dello stato di diritto.
Ovviamente Berlusconi non è vittima di alcun complotto.
Infatti, è accertato, dalla sentenza definitiva della Cassazione, che Mills è stato corrotto per testimoniare il falso nell'ambito di due processi in cui era imputato Silvio Berlusconi (il processo per corruzione alla Guardia di Finanza e il processo dei fondi neri di All Iberian) allo scopo di “tenere fuori da un mare di guai” Silvio Berlusconi.
E’ accertato che il giudice Metta è stato corrotto dai legali di Berlusconi per strappare la Mondadori a De Benedetti.
E’ accertato, dal processo All Iberian 1, il finanziamento illecito di 22 miliardi di lire al PSI, denaro partito da fondi occulti della Fininvest per finire nei conti svizzeri del PSI di Craxi.
E’ accertato che alcuni finanzieri sono stati corrotti per far chiudere loro tutti e due gli occhi sulle irregolarità riscontrate nelle verifiche fiscali presso le aziende di famiglia Berlusconi; Massimo Maria Berruti e Salvatore Sciascia, che erano fiscalisti del gruppo Fininvest e prima ancora ufficiali della Guardia di Finanza, sono stati condannati in via definitiva in tale processo relativo alle tangenti alla Guardia di Finanza e poi hanno fatto carriera politica entrando in parlamento col partito di Berlusconi.
Appare evidente che non c'è un uso politico della giustizia ma c'è chi fa politica per impedire alla giustizia di compiere il suo corso legittimo e doveroso, denigrando e minacciando la magistratura attraverso un disegno eversivo per attentare all'autonomia e indipendenza della magistratura.
30/05/10
Licio Gelli e la mafia dei colletti bianchi ringraziano

di Michele
Il ddl sulle intercettazioni è liberticida e incostituzionale.
Una volta approvato, ostacolerà i magistrati nel loro lavoro di combattere il crimine, soprattutto quello radicato nelle istituzioni. Si impedirà ai giornalisti di svolgere in modo corretto il loro mestiere nel raccontare atti di indagini e, ancor più grave, si impedirà ai cittadini di sapere quanto di male stanno facendo a danno della collettività e a favore degli sporchi interessi di pochi.
In realtà, dietro questo ddl si nasconde il disegno eversivo, lo stesso del Piano di Rinascita Democratica di Gelli, di imbavagliare in un sol colpo la magistratura e la stampa.
Una legge di questo tipo, se fosse stata già in vigore, sarebbe servita soprattutto agli amici della cricca del sistema Protezione Civile, ai prenditori di soldi pubblici, ai politici in odore di mafia.
Infatti, nulla sapremmo:
sul mandato di arresto a Cosentino per associazione camorristica;
sul sistema di appalti e sesso alla Tarantini;
sulle feste di Berlusconi con le escort a palazzo Grazioli e Villa Certosa;
su casa Scajola, che sarebbe ancora ministro;
sugli imprenditori che ridevano la notte del terremoto a L’Aquila;
sulle indagini relative all’eolico in Sardegna che riguardano Verdini;
sulle pressioni di Berlusconi all’Agcom per chiudere Annozero;
sulle indagini per la morte di Stefano Cucchi;
sui rapporti con la ‘ndrangheta dell’ex senatore Di Girolamo;
sull’ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro accusato di fare la talpa;
sulle raccomandazioni di Berlusconi a Saccà.
Inoltre, con estremo ritardo avremmo saputo di Calciopoli, degli scandali finanziari sulle scalate bancarie, dei casi Cirio e Parmalat.
Ecco cosa cambierà se venisse approvato il testo del ddl passato in commissione al Senato:
i giornalisti non potranno più pubblicare notizie e atti di inchieste, neanche parlarne, riassumerli e sintetizzarli fino all’udienza preliminare (salvo modifiche di scarsa efficacia richieste dai finiani), pena per i giornalisti: ammende fino a 20 mila euro e arresto fino a due mesi, per gli editori: fino a 300 mila euro di multa;
le intercettazioni telefoniche non potranno durare per più di 75 giorni;
non si potranno più registrare conversazioni senza che ci sia il consenso di tutte le parti interessate (norma anti D’Addario);
non si potranno piazzare cimici nei luoghi dove si pensa che verrà commesso un reato, ma bisognerà avere già la certezza che in quel posto si sta commettendo un reato;
per autorizzare un’intercettazione non basterà più il pronunciamento del gip, ma occorrerà il parere di tre giudici riuniti;
ai gravi indizi di reato (il testo iniziale prevedeva gli “evidenti indizi di colpevolezza”) già previsti dall’ordinamento vigente si aggiungeranno “specifici atti d’indagine”, cioè altri elementi concreti che provino le responsabilità di chi finisce sotto controllo;
non si potranno più fare riprese televisive di un processo senza che ci sia il consenso di tutte le parti interessate;
i magistrati dovranno astenersi dal fare qualsiasi commento relativo alle indagini di cui si stanno occupando;
previsto per ciascuna procura un tetto di spesa annuale per fare le intercettazioni;
per intercettare un parlamentare, dovrà essere chiesta l’autorizzazione alle Camere anche se il politico parla sull’utenza di terzi;
per poter intercettare un sacerdote si dovrà avvertire l’autorità ecclesiale.
25/03/10
RAI PER UNA NOTTE guardalo con noi questa sera dalle ore 21.00
Con
Roberto Benigni, Antonio Cornacchione, Teresa De Sio, Gillo Dorfles, Elio e le Storie Tese, Emilio Fede, Giovanni Floris, Milena Gabanelli, Riccardo Iacona, Giulia Innocenzi, Gad Lerner, Daniele Luttazzi, Trio Medusa, Mario Monicelli, Morgan, Nicola Piovani, Norma Rangeri, Sandro Ruotolo, Michele Santoro, Barbara Serra, Marco Travaglio, Vauro e Antonello Venditti.

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