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20/11/10

LA SENTENZA DI CONDANNA DEL SENATORE DELL'UTRI



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE DI PALERMO
II SEZIONE PENALE

Riunito in camera di consiglio e composto dai sigg.ri:
1) Dott. Leonardo Guarnotta, presidente
2) Dott.ssa Gabriella Di Marco, Giudice est.
3) Dott. Giuseppe Sgadari, Giudice est.
alla pubblica udienza dell'11 dicembre 2004 ha pronunciato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente


SENTENZA
nei confronti di:
1) DELL'UTRI MARCELLO, nato a Palermo l'11 settembre 1941, residente in Milano, Segrate MI/2, Via fratelli Cervi, Residenza xxx
LIBERO-ASSENTE
2) CINA' GAETANO, nato a Palermo il 26 settembre 1930, ivi
residente in Via Gaetano xxx
LIBERO-CONTUMACE

IMPUTATI
DELL'UTRI MARCELLO
A) del delitto di cui agli artt. 110 e 416 commi 1, 4 e 5 c.p., per avere concorso nelle attività della associazione di tipo mafioso denominata "Cosa Nostra", nonch nel perseguimento degli scopi della stessa, mettendo a disposizione della medesima associazione l'influenza ed il potere derivanti dalla sua posizione di esponente del mondo finanziario ed imprenditoriale, nonch dalle relazioni intessute nel corso della sua attività, partecipando in questo modo al mantenimento, al rafforzamento ed alla espansione della associazione medesima.
E così ad esempio:
1. partecipando personalmente ad incontri con esponenti anche di vertice di Cosa Nostra, nel corso dei quali venivano discusse condotte funzionali agli interessi della organizzazione;
2. intrattenendo, inoltre, rapporti continuativi con l'associazione per delinquere tramite numerosi esponenti di rilievo di detto sodalizio criminale, tra i quali Bontate Stefano, Teresi Girolamo, Pullarà Ignazio, Pullarà Giovanbattista, Mangano Vittorio, Cinà Gaetano, Di Napoli Giuseppe, Di Napoli Pietro, Ganci Raffaele, Riina Salvatore;
3. provvedendo a ricoverare latitanti appartenenti alla detta organizzazione;
4. ponendo a disposizione dei suddetti esponenti di Cosa Nostra le conoscenze acquisite presso il sistema economico italiano e siciliano.
Così rafforzando la potenzialità criminale dell'organizzazione in quanto, tra l'altro, determinava nei capi di Cosa Nostra ed in altri suoi aderenti la consapevolezza della responsabilità di esso DELL'UTRI a porre in essere (in varie forme e modi, anche mediati) condotte volte ad influenzare - a vantaggio della associazione per delinquere - individui operanti nel mondo istituzionale, imprenditoriale e finanziario.
Con l'aggravante di cui all'articolo 416 comma quarto c.p., trattandosi di associazione armata.
Con l'aggravante di cui all'articolo 416 comma quinto c.p., essendo il numero degli associati superiore a 10.
Reato commesso in Palermo (luogo di costituzione e centro operativo della associazione per delinquere denominata Cosa Nostra), Milano ed altre località, da epoca imprecisata sino al 28.9.1982
B)del delitto di cui agli artt. 110 e 416 bis commi 1, 4 e 6 c.p., per avere concorso nelle attività della associazione di tipo mafioso denominata "Cosa Nostra", nonch nel perseguimento degli scopi della stessa, mettendo a disposizione della medesima associazione l'influenza ed il potere derivanti dalla sua posizione di esponente del mondo finanziario ed imprenditoriale, nonch dalle relazioni intessute nel corso della sua attività, partecipando in questo modo al mantenimento, al rafforzamento ed alla espansione della associazione medesima.
E così ad esempio:
1. partecipando personalmente ad incontri con esponenti anche di vertice di Cosa Nostra, nel corso dei quali venivano discusse condotte funzionali agli interessi della organizzazione;
2. intrattenendo, inoltre, rapporti continuativi con l'associazione per delinquere tramite numerosi esponenti di rilievo di detto sodalizio criminale, tra i quali, Pullarà Ignazio, Pullarà Giovanbattista, Di Napoli Giuseppe, Di Napoli Pietro, Ganci Raffaele, Riina Salvatore, Graviano Giuseppe;
3. provvedendo a ricoverare latitanti appartenenti alla detta organizzazione;
4. ponendo a disposizione dei suddetti esponenti di Cosa Nostra le conoscenze acquisite presso il sistema economico italiano e siciliano.
Così rafforzando la potenzialità criminale dell'organizzazione in quanto, tra l'altro, determinava nei capi di Cosa Nostra ed in altri suoi aderenti la consapevolezza della responsabilità di esso DELL'UTRI a porre in essere (in varie forme e modi, anche mediati) condotte volte ad influenzare - a vantaggio della associazione per delinquere - individui operanti nel mondo istituzionale, imprenditoriale e finanziario.
Con le aggravanti di cui ai commi 4 e 6 dell'art. 416 bis c.p., trattandosi di associazione armata e finalizzata ad assumere il controllo di attività economiche finanziate, in tutto o in parte, con il prezzo, il prodotto o il profitto di delitti.
Reato commesso in Palermo (luogo di costituzione e centro operativo dell'associazione per delinquere denominata Cosa Nostra), Milano ed altre località, dal 28.9.1982 ad oggi.

CINA' GAETANO:
del delitto di cui all'art. 416 c.p. per avere - in concorso con
numerose altre persone ed, in particolare, Bontate Stefano, Teresi
Girolamo, Citarda Benedetto, Mangano Vittorio - fatto parte
dell'associazione mafiosa denominata "Cosa Nostra" o per
risultare, comunque, stabilmente inserito nella detta associazione,
in numero superiore a 10 persone, e per essersi avvalso della forza
di intimidazione derivante dal vincolo associativo e dalla condizione
di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere reati contro la vita, l'incolumità individuale, contro la libertà personale, contro il patrimonio, per realizzare profitti o vantaggi ingiusti
Con l'aggravante di cui all'art. 416 comma quinto c.p., trattandosi
di associazione armata.
Con l'aggravante di cui all'art. 416 comma quinto c.p., essendo
il numero degli associati superiore a 10.
In Palermo, Milano ed altrove, sino all'entrata in vigore della
L.13/09/1982 n646.
D) associazione per delinquere di tipo mafioso (artt. 112 nr.1 e 416 bis c.p.)
per avere, in concorso con numerose altre persone - tra cui Mangano Vittorio, Di Napoli Giuseppe, Di Napoli Pietro, Cancemi Salvatore, Ganci Raffaele, Riina Salvatore, Pullarà Ignazio, Pullarà Giovan Battista, Madonia Francesco - fatto parte dell'associazione mafiosa denominata "Cosa Nostra" o per risultare, comunque, stabilmente inserito nella detta associazione, in numero superiore a 5 persone e per essersi avvalso della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e dalla condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere reati contro la vita, l'incolumità individuale, contro la libertà personale, contro il patrimonio e, comunque, per realizzare profitti o vantaggi ingiusti nonch per intervenire sulle istituzioni e sulla pubblica amministrazione.
Con l'aggravante di cui all'art. 416 bis comma quarto c.p., trattandosi di associazione armata.
Con l'aggravante di cui all'art. 416 bis comma sesto c.p., trattandosi di attività economiche finanziate in parte con il prezzo, il prodotto ed il profitto di delitti.
In Palermo, Milano ed altre località in territorio italiano, dall'entrata in vigore della L. 13/9/1982 nr. 646 ad oggi.
...omissis...

P.Q.M.
Visti gli artt. 110, 416, 416 bis C.P., 533, 535 C.P.P.;

DICHIARA
DELL'UTRI MARCELLO e CINA' GAETANO colpevoli dei reati loro rispettivamente contestati e, ritenuta la continuazione tra gli stessi,

CONDANNA
DELL'UTRI MARCELLO alla pena di anni nove di reclusione e CINA' GAETANO alla pena di anni sette di reclusione ed entrambi, in solido, al pagamento delle spese processuali, nonch il CINA' anche a quelle del proprio mantenimento in carcere durante la custodia cautelare.
Visti gli artt. 28, 29,32 e 417 c.p.,

DICHIARA
Entrambi gli imputati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici, nonch in stato di interdizione legale durante l'esecuzione della pena.

APPLICA
A ciascuno degli imputati la misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di anni due, da eseguirsi a pena espiata.
Visti gli artt. 539 e 541 c.p.p.,

CONDANNA
Entrambi gli imputati in solido al risarcimento dei danni in favore delle costituite parti civili, Provincia Regionale di Palermo e Comune di Palermo, da liquidarsi in separato giudizio, rigettando le richieste di pagamento di provvisionali immediatamente esecutive.
Condanna, infine, gli imputati in solido al pagamento delle spese sostenute dalle medesime parti civili che liquida in complessivi euro ventimila per il Comune di Palermo ed euro cinquantamila per la Provincia Regionale di Palermo, somme comprensive di onorari e spese.
Visto l'art. 544, comma 3, C.P.P.,
indica in giorni novanta il termine per il deposito della sentenza.
Palermo, 11 dicembre 2004.

I GIUDICI ESTENSORI
Gabriella Di Marco
Giuseppe Sgadari
Il PRESIDENTE
L. Guarnotta

IL LINK ALLA SENTENZA INTEGRALE


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20/10/10

Siamo tutti Pino Maniaci



L'associazione Rita Atria mi perdonerà se prendo a prestito questo loro slogan, coniato per sostenere il coraggioso giornalista, ma è l'espressione che meglio di tutte rappresenta il pensiero di tanta gente onesta. Quante siano esattamente le persone disposte a sostenerlo sempre pubblicamente non lo so con esattezza, è sempre facile osannare una persona quando si trova su un palco a ricevere un premio o quando un suo articolo “buca” l'attenzione, più difficile trovare gente disposta a sacrificare la propria sicurezza e l'incolumità pur di sostenere sempre il principio della legalità.
Per questi ultimi sicuramente Pino Maniaci è un esempio, la dimostrazione che non si può sempre aspettare che le cose piovano dall'alto ma che bisogna essere in prima linea a muoversi e rischiare in virtù delle proprie convinzioni. Pino non ha mai lesinato su questo.
Non lo ha fatto due anni fa quando un quaquaraqua mafioso lo ha riempito di botte, non ci ha neppure pensato quando gli hanno dato fuoco all'auto o anche dopo aver collezionato un numero considerevole di minacce.
Ma ormai si sa, Pino Maniaci è un giornalista strano, almeno se raffrontato con molti suoi colleghi molto più blasonati – e pagati – che si abbassano a qualsiasi compromesso pur di non incappare in problemi. Pino i problemi sembra se li vada a cercare.
Ultimamente si sta interessando della strana vicenda di amministratori locali amici di boss e dei terreni confiscati a questi boss. Notizie che scottano.
In una lettera anonima gli hanno intimato di tacere e lasciare la sua Partinico (PA), hanno coinvolto nelle minacce anche la famiglia del giornalista.
Gli affetti, ecco a cosa si devono attaccare gli uomini del disonore di cosa loro. Senza pudore, senza alcun onore, dei pezzi di merda senza mezzi termini.

Esprimo la più sincera e incondizionata solidarietà a questo straordinario uomo, prima che brillante professionista. A lui va tutta la mia stima e la promessa che non abbasseremo lo sguardo sulla vicenda, CHI TOCCA PINO MANIACI TOCCA TUTTI NOI.
A conti fatti alle famiglie Fardazza, Vitale e Lo Piccolo (i quaquaraqua di cui sopra) non converrà toccarlo, noi sapremo chi andare a indicare come colpevoli, non taceremo.
Questa è la NOSTRA irrevocabile sentenza e non ci saranno appelli.

Forza Pino, noi oggi siamo tutti Pino Maniaci.



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29/06/10

DELL'UTRI E' STATO UN MAFIOSO , lo hanno stabilito i giudici


Presso l'aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo è stata letta la sentenza nel processo d'appello nei confronti del senatore del Pdl Marcello Dell'Utri accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e già condannato in primo grado a 9 anni di reclusione. I giudici della seconda sezione penale di Corte d'Appello, presieduti dal pm Claudio Dall'Acqua, hanno deciso per l'assoluzione dell'imputato per i reati successivi al '92 per non aver commesso i fatti ma conferma la sentenza di colpevolezza per i reati commessi prima di questa data.
Dell'Utri, alla lettura della sentenza, non era presente in aula. Si trova infatti nei suoi uffici di Milano ma presto dovrà trasferire la residenza in carcere per scontare i 7 anni di pena comminati.




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25/06/10

PROCESSO SALVATORE CUFFARO per concorso esterno in associazione mafiosa



Audio della requisitoria del pubblico ministero Antonino Di Matteo.
Udienza del 24 giugno 2010 presso il tribunale di Palermo

Il materiale audio è rilasciato con licenza Creative Commons Attribution 2.5 Italy fonte





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30/05/10

Licio Gelli e la mafia dei colletti bianchi ringraziano


di Michele

Il ddl sulle intercettazioni è liberticida e incostituzionale.
Una volta approvato, ostacolerà i magistrati nel loro lavoro di combattere il crimine, soprattutto quello radicato nelle istituzioni. Si impedirà ai giornalisti di svolgere in modo corretto il loro mestiere nel raccontare atti di indagini e, ancor più grave, si impedirà ai cittadini di sapere quanto di male stanno facendo a danno della collettività e a favore degli sporchi interessi di pochi.

In realtà, dietro questo ddl si nasconde il disegno eversivo, lo stesso del Piano di Rinascita Democratica di Gelli, di imbavagliare in un sol colpo la magistratura e la stampa.

Una legge di questo tipo, se fosse stata già in vigore, sarebbe servita soprattutto agli amici della cricca del sistema Protezione Civile, ai prenditori di soldi pubblici, ai politici in odore di mafia.
Infatti, nulla sapremmo:
sul mandato di arresto a Cosentino per associazione camorristica;
sul sistema di appalti e sesso alla Tarantini;
sulle feste di Berlusconi con le escort a palazzo Grazioli e Villa Certosa;
su casa Scajola, che sarebbe ancora ministro;
sugli imprenditori che ridevano la notte del terremoto a L’Aquila;
sulle indagini relative all’eolico in Sardegna che riguardano Verdini;
sulle pressioni di Berlusconi all’Agcom per chiudere Annozero;
sulle indagini per la morte di Stefano Cucchi;
sui rapporti con la ‘ndrangheta dell’ex senatore Di Girolamo;
sull’ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro accusato di fare la talpa;
sulle raccomandazioni di Berlusconi a Saccà.
Inoltre, con estremo ritardo avremmo saputo di Calciopoli, degli scandali finanziari sulle scalate bancarie, dei casi Cirio e Parmalat.

Ecco cosa cambierà se venisse approvato il testo del ddl passato in commissione al Senato:
i giornalisti non potranno più pubblicare notizie e atti di inchieste, neanche parlarne, riassumerli e sintetizzarli fino all’udienza preliminare (salvo modifiche di scarsa efficacia richieste dai finiani), pena per i giornalisti: ammende fino a 20 mila euro e arresto fino a due mesi, per gli editori: fino a 300 mila euro di multa;
le intercettazioni telefoniche non potranno durare per più di 75 giorni;
non si potranno più registrare conversazioni senza che ci sia il consenso di tutte le parti interessate (norma anti D’Addario);
non si potranno piazzare cimici nei luoghi dove si pensa che verrà commesso un reato, ma bisognerà avere già la certezza che in quel posto si sta commettendo un reato;
per autorizzare un’intercettazione non basterà più il pronunciamento del gip, ma occorrerà il parere di tre giudici riuniti;
ai gravi indizi di reato (il testo iniziale prevedeva gli “evidenti indizi di colpevolezza”) già previsti dall’ordinamento vigente si aggiungeranno “specifici atti d’indagine”, cioè altri elementi concreti che provino le responsabilità di chi finisce sotto controllo;
non si potranno più fare riprese televisive di un processo senza che ci sia il consenso di tutte le parti interessate;
i magistrati dovranno astenersi dal fare qualsiasi commento relativo alle indagini di cui si stanno occupando;
previsto per ciascuna procura un tetto di spesa annuale per fare le intercettazioni;
per intercettare un parlamentare, dovrà essere chiesta l’autorizzazione alle Camere anche se il politico parla sull’utenza di terzi;
per poter intercettare un sacerdote si dovrà avvertire l’autorità ecclesiale.