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25/06/10

PROCESSO SALVATORE CUFFARO per concorso esterno in associazione mafiosa



Audio della requisitoria del pubblico ministero Antonino Di Matteo.
Udienza del 24 giugno 2010 presso il tribunale di Palermo

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20/05/10

LA SENTENZA PER I FATTI DELLA DIAZ, G8 DI GENOVA 2001



Il presidente della corte Salvatore Sinagra da lettura della sentenza di cassazione nei confronti di alcuni uomini delle forze dell'ordine, per i fatti avvenuti durante il G8 2001 a Genova


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15/01/10





ARCHIVIO AUDIO: LA CONFESSIONE DI CRAXI



Per continuare a coltivare il vizio della memoria vi viene proposto uno stralcio audio del processo Cusani, tenutosi presso il tribunale di Milano nel 1993: in questa occasione il pubblico ministero Di Pietro interroga Bettino Craxi che ammette gli illeciti.

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Le condanne di Craxi
1996 - 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai
1998 – rinvio a giudizio per i fondi neri Montedison
1998 – rinvio a giudizio per i fondi neri Eni
1999 - 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metropolitana milanese
1999 - 4 anni e una multa di 20 miliardi di Lire in primo grado per il caso All Iberian
1999 - 5 anni e 5 mesi in primo grado per tangenti Enel
1999 - 5 anni e 9 mesi in appello per il Conto Protezione
1999 - 3 anni in appello bis per il caso Enimont

Varie sentenze non sono passate in giudicato solo per il decesso di Bettino Craxi.


Articoli correlati: 
IL SINDACO MORATTI IMMOLA MILANO AL MALAFFARE




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28/11/09





RIPRENDE IL PROCESSO MILANESE A SILVIO BERLUSCONI


In merito al processo a carico di Silvio Berlusconi accusato di corruzione in atti giudiziari (caso Mills) ieri, 27 novembre 2009, presso il tribunale di Milano, la dottoressa Nicoletta Gandus, presidente della decima sezione penale del tribunale, ha dichiarato la sua incompatibilità ad esprimere un giudizio.

Il processo verrà quindo condotto da un collegio sempre della decima sezione penale ma diverso da quello che ha giudicato David Mills.

E' stata quindi fissata al 4 dicembre alle ore 9,30 presso l'aula 6 la prossima udienza che segnerà la ripresa ufficiale del processo a carico di Silvio Berlusconi.

Ecco la lettura della decisione da parte della dottoressa Nicoletta Gandus

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Il caso ha voluto che dopo la dottoressa Nicoletta Gandus saranno altre tre donne a dover giudicare il presidente del consiglio, sono i giudici Francesca Vitale, Antonella lai e Caterina Interlandi.

Articoli correlati:
La sentenza d'appello Mills

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08/11/09





INNERES AUGE




Il nuovo singolo di Franco Battiato, Inneres Auge è un anticipazione del prossimo disco in uscita Il tutto è più della somma delle sue parti. Il brano descrive in maniera spietata e dolcissima la situazione attuale in Italia con una rara sensibilità che Battiato da tempo ha dimostrato di avere. Dopo Povera Patria del 1991 e Ermeneutica del 2004 ora torna con questo brano.



INNERES AUGE


Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando
o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti
precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina.
Uno dice che male c'è a organizzare feste private
con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?


Non ci siamo capiti
e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro?
La Giustizia non è altro che una pubblica merce...
di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente.


La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Con le palpebre chiuse s'intravede un chiarore
che con il tempo e ci vuole pazienza,
si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge


La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Ma quando ritorno in me, sulla mia via,
a leggere e studiare, ascoltando i grandi del passato...
mi basta una sonata di Corelli, perché mi meravigli del Creato!

28/10/09





La sentenza dell'appello Mills


 
I giudici della seconda sezione della Corte d’Appello di Milano nel processo a carico dell’avvocato inglese David Mills hanno confermato ieri la condanna a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari prevista dalla sentenza di primo grado.
Mills viene ritenuto colpevole per essersi fatto corrompere con 600.000 dollari da Silvio Berlusconi per dire il falso o essere reticente nei processi riguardanti la guardia di finanza e All Iberian a carico di Berlusconi. Il punto della questione su cui hanno dibattuto l'accusa e la difesa è stata la sopraggiunta prescrizione o meno.

Lettura della sentenza da parte del presidente della corte Flavio La Pertosa



Già annunciato il ricorso in cassazione.






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16/10/09





Giovanni Brusca: fu lo Stato a cercare il dialogo con la mafia


 
Il 21 maggio 2009 comincia l'audizione di Giovanni Brusca nell'ambito del procedimento a carico degli agenti segreti Mauro Obinu e Mario Mori. Brusca, detto "lo scannacristiani", è stato capo mandamento di San Giuseppe Jato, uomo da sempremolto vicino a Riina e Bagarella. Viene arrestato il 20 maggio 1996 e decide, in seguito, di collaborare con la giustizia.

Dichiarazioni rese da Brusca durante l'interrogatorio del pm antimafia Antonio Ingroia.
Brusca riconoscere di essere stato il reggente e capo mandamento di San Giuseppe Jato e di aver avuto ruoli di rilievo negli omicidi di Falcone, Chinnici e molti altri.
Riina e Brusca avevano tra loro un rapporto privilegiato, Riina era stato anche il padrino di iniziazione di Brusca, il rapporto si era incrinato solo poco prima dell'arresto di Giovanni Brusca (ndr avvenuto nel maggio 1996) quando venne a sapere che Riina stava organizzando la sua uccisione. Con Provenzano e Vito Ciancimino, invece, i rapporti erano sempre stati molto formali.
Viene descritto lo stretto rapporto che inizialmente esisteva tra Bagarella e Vito Ciancimino; per facilitare l'ascesa politica di Ciancimino furono commessi anche numerosi omicidi ad esempio Mattarella o Reina, il rapporto si incrinò nel 1994 quando Bagarella cominciò a sospettare che Ciancimino lo stesse tradendo.
In un periodo da collocarsi tra l'omicidio Falcone e quello Borsellino (ndr maggio 1992 - luglio 1992), Riina mostrò a Brusca tutta la sua soddisfazione per essere in procinto di raggiungere un accordo con alte personalità dello Stato. Era stato redatto un papello in cui erano elencate le richieste che la mafia avanzava in cambio della promessa della fine delle stragi. A questo scopo i primi contatti con gli uomini delle istituzioni avvennero dopo l'omicidio di Salvo Lima (ndr marzo 1992) quando molti uomini politici si presentarono al capo dei capi Riina per tentare di appropriarsi del pacchetto di voti che fino ad allora la mafia aveva garantito a Lima. In una nota di colore Brusca racconta che tra questi c'erano anche quelli che chiama “quelli della Lega Nord di Bossi”.
Nello stesso periodo si era aperto un altro canale di trattative con lo Stato, molto differente e di minor caratura. Il maresciallo Tempesta, braccio destro del generale Mario Mori, attraverso i mediatori Paolo Bellini e il Antonino Gioè (uomo d'onore di cosa nostra), chiese a Brusca di recuperare alcune opere d'arte trafugate dalla pinacoteca di Modena, in cambio avrebbero fatto alcune concessioni. Brusca chiese che il padre Bernardo, per Pippo Calò, Giuseppe Gambino e Giovanbattista Pullarà, tutti in quel momento agli arresti, potessero godere di benefici carcerari. Dopo aver consultato Mori il maresciallo Tempesta avanzò una controproposta che prevedeva gli arresti domiciliari solo per Bernardo Brusca ma a queste condizioni la mafia rifiutò qualsiasi compromesso.
Ritornando a parlare del papello Brusca dice che per far cadere le ultime resistenze da parte dello Stato ad accettare le esose pretese della mafia, fu progettato l'omicidio del direttore della DNA Piero Grasso. La strage non fu poi eseguita a causa di problemi logistici sorti in merito all'organizzazione pratica e avvenne la strage di via D'Amelio. Dopo l'arresto di Riina, in accordo con Bagarella, si pensò di riprendere le trattative con lo Stato ma quando venne arrestato Antonino Gioè (giugno 1993) il fratello consigliò di fermare le trattative perché erano intercettati, invito che non fu accolto da Bagarella. Questi decise di cambiare strategia, non tanto nella sostanza ma nella forma, impose la fine degli attentati dinamitardi in terra di Sicilia. Proseguirono così con le stragi del 1993-1994 con gli attentati di via dei Georgofili a Firenze, alle chiese di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma e a Milano in via Palestro.
Contemporaneamente si fanno strada negli ambienti mafiosi dei dubbi circa l'arresto di Riina; si comincia a pensare ad un traditore interno a cosa nostra che imbeccò le forze dell'ordine per consentire l'arresto di Riina. Santi Pullarà riferì che poco prima dell'arresto del capo dei capi la moglie di Provenzano si era incontrata con la persona che venne in seguito identificata con il maresciallo Antonino Lombardo, uomo dell'arma che aveva partecipato all'arresto di Riina.
Il giorno dell'arresto di Riina doveva aver luogo una riunione tra quasi tutti i capi mandamento. Tra gli altri doveva esserci Riina, Gianluca Bagarella, Giuseppe Graviano e lo stesso Giovanni Brusca. Salvatore Biondo riuscì ad avvertire in tempo i boss dell'avvenuto arresto di Riina, consentendogli di dileguarsi. Fu proprio Brusca, insieme a Bagarella, che si fece carico del trasferimento dei famigliari di Riina che ancora si trovavano nel covo. Giovanni Sansone prelevò personalmente Gioia Antonino e Gioachino La Barbera portandoli al sicuro. Quando ci si rese conto che le forze dell'ordine non sembravano intenzionate a perquisire il covo di Riina, Bagarella disse che questa era la prova che confermava che l'arresto era “stato concordato”. Con tranquillità dunque dal covo furono recuperati vestiti, fotografie e documenti, tutto il resto venne bruciato per non lasciare tracce.
Alla specifica domanda di quale era il contenuto del papello con le richieste per lo Stato, Brusca risponde che riguardavano sopratutto il maxi processo e prevedevano una sentenza più favorevole a cosa nostra in cassazione, l'eliminazione degli ergastoli comminati, l'annullamento del sequestro dei beni confiscati, di pilotare alcuni processi come ad esempio quello a carico della famiglia Marchesi e l'applicazione per i detenuti di mafia della così detta “legge Gozzini” (che prevede numerosi benefici carcerari: permessi premio, affidamento al servizio sociale, detenzione domiciliare, semilibertà, liberazione anticipata).

Durata della registrazione 1 ora 54 min

Il materiale audio è rilasciato con licenza Creative Commons Attribution 2.5 Italy fonte


Si passa ora all'interrogatorio presieduto dal pm Antonino Di Matteo.
Viene sottolineato come anche Brusca si stupì della repentina esecuzione della strage di Via D'Amelio, in quel periodo infatti si era decisa una momentanea sospensione delle stragi a cui sarebbero dovuti seguire gli omicidi di altri rappresentanti dello Stato, prima dell'on. Mannino e poi del dottor Grasso. Rimane perciò un mistero su questo punto.
Si torna a parlare della questione del papello le cui proposte vennero valutate dallo Stato come eccessive e perciò respinte. Seguì la strage di via D'Amelio e successivamente il papello venne risottoposto all'attenzione dello Stato. Viene sottolineato come i contatti avuti con l'arma per la negoziazione del papello e le trattative Bellini - maresciallo Tempesta sono cose distinte ma che entrambe vengono mediate da Cinà, da Vito Ciancimino e dal generale Mario Mori. Brusca afferma di conoscere il referente finale politico istituzionale di tutte le trattative ma si avvale della facoltà di non rispondere quando gli viene chiesto di rivelarne l'identità.

Durata della registrazione 16 min

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Il giorno seguente, il 22 maggio 2009, prosegue l'esame di Brusca da parte di Mario Fontana.
Cosa nostra diede inizio alla strategia stragista avendo come obiettivo quello di eliminare le persone che risultavano scomode o di ostacolo ai suoi affari. Dopo la Strage di Capaci furono gli esponenti dello Stato che chiesero a Riina cosa voleva in cambio della fine di questa mattanza. Fu così che Riina scrisse il papello con le richieste da fare allo Stato e, nell'attesa di ricevere risposta, si decise di sospendere l'attività stragista. Quando lo Stato oppone un rifiuto alle richieste perché ritenute troppo esose si decise di riprendere con gli omicidi ma il primo obiettivo doveva essere l'on. Mannino seguito dal giudice Piero Grasso.
Via D'Amelio apparve a Brusca come un anomalia in quello che era stato deciso.
Si dice di come l'omicidio di Luigi Ilardo fu commissionato da suo cugino Giuseppe Madonia poiché si avevano fortissimi sospetti che Ilardo fosse diventato un confidente della polizia. Molte persone vicino ad Ilardo infatti furono arrestate mentre lui manteneva un comportamento ritenuto sintomo di troppa sicurezza.

Durata della registrazione 18 min

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Sempre del 22 maggio l'interrogatorio da parte del pm Antonino Di Matteo
L'“Impresa Reale” era una ditta gestita da Antonino Buscemi ed era sorta per rispondere non tanto ad esigenze imprenditoriali ma più che altro per coltivare contatti politici. La "Reale" doveva fare da collettore con il mondo politico regionale e nazionale. Riina ebbe a dire a Brusca di trattare questa ditta come se fosse di sua proprietà, non doveva assolutamente mai essere intralciata nei lavori e anzi dovevano essere facilitati i suoi rapporti con le istituzioni sopratutto attraverso appalti pubblici.
Brusca deduce da alcune dichiarazioni pubbliche del capitano Giuseppe De Donno e del generale Mario Mori che il dialogo tra mafia e istituzioni/politica, che gli ufficiali definivano opera di infiltrazione, era da riconoscersi nella persona di Vito Ciancimino e che questo rapporto collaborativo era iniziato prima dell'omicidio di Falcone.

Durata della registrazione 38 min

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14/10/09





Il pentito Vara: i carabinieri sapevano da 5 anni dove era Provenzano



Nell'ambito del procedimento a carico di Mauro Obinu e Mario Mori che si sta svolgendo a Roma e che è volto ad accertare di chi fu la colpa della mancata cattura di Bernardo Provenzano per molto tempo, il 21 maggio 2009 è stato ascoltato il collaboratore di giustizia Ciro Vara.
Ciro Vara è stato un uomo che contava all'interno di cosa nostra, ha deciso di pentirsi quando ormai aveva scontato quasi per intero la sua pena di nove anni per associazione mafiosa. Vara è cugino di Giuseppe «Piddu» Madonia e gli succede al comando della mafia nissena quando don «Piddu» fu costretto alla latitanza. Era lui il diplomatico a cui è stato affidato di gestire la pax mafiosa con gli stiddari di Gela, di sanare alcune fratture tra i mafiosi nisseni su mandato di Provenzano e che ha intrecciato alleanze con altre famiglie sopratutto di Palermo. Il pentito Leonardo Messina lo ha indicato come capo mandamento dei Vallelunga aggiungendo che Vara, durante una riunione nella quale si discuteva sul maxi processo di Palermo disse che tutto «sarebbe finito in una fesseria alla Cassazione perché avevano la sicurezza che il processo sarebbe andato a finire nelle mani giuste». Parlò di lui anche Luigi Ilardo prima di venire ucciso, lo descrive come il candidato designato a sostituire Madonia nella reggenza provinciale di Caltanissetta.

Il 21maggio 2009 viene ascoltato dalla corte.
Vara afferma che il capomafia Bernardo Provenzano, nel periodo in cui fu latitante, ha mantenuto inalterato il luogo della sua abitazione a Mezzojuso, in provincia di Palermo.
Il luogo era stato rivelato da molto tempo da Luigi Ilardo, mafioso confidente della polizia, al colonnello Michele Riccio che si era affrettato ad avvisare i suoi superiori.
Incomprensibilmente questa rivelazione però non produce nessun risultato; non un controllo, non un bliz, niente è stato ritenuto necessario fare.
In seguito Provenzano verrà a sapere del tradimento di Ilardo, che verrà ucciso nel 1996 a Catania, ma non si sente minacciato e non cambia luogo di residenza per altri cinque anni.
In seguito all'arresto del latitante Benedetto Spera, avvenuto nel gennaio 2001, decide di cambiare dimora.
Ciro Vara ripercorre le vicende del suo rapporto e dei suoi incontri con Provenzano e Ilardo, incontri quasi sempre avvenuti in ville di Bagheria e Santa Flavia. In un occasione Vara afferma di aver visto anche Vito Ciancimino a quelle riunioni, nello specifico si stava risolvendo un problema relativo ad una ditta di Gas che si trova a Caltanissetta. Per questi lavori Vara sostiene che venne pagata una tangente da 500 milioni di lire ai politici, 200 milioni furono consegnati a Massimo Ciancimino che fece in modo di farli avere all'onorevole Bernardo Alaimo, deputato D.C. di Caltanissetta nominato nella nona, decima e undicesima legislatura, già sindaco del Comune di Serraficalco (CL), consigliere comunale ed assessore al comune di Gela (CL), segretario provinciale della D.C. di Caltanissetta, assessore regionale per la sanità dal 1987 al 1992 e presidente della quinta commissione cultura, formazione e lavoro dal 1993 al 1995.

Esame del collaboratore di giustizia Ciro Vara, 21 maggio 2009, durata 28 min


Interrogatorio da parte del pm Antonino Di Matteo del 21 maggio 2009, durata 1 ora 49 min


Interrogatorio da parte di Piero Milio, avv.della difesa di Mario Mori e Mauro Obinu, deposizione del 21 maggio 2009,durata 34 min


Interrogatorio da parte di Enzo Musco, avvocato della difesa di Mario Mori, deposizione del 21 maggio 2009,durata 7 min


Domande del presidente Mario Fontana del 21 maggio 2009, durata 12 min


Controinterrogatorio da parte del pm Antonino Di Matteo del 21 maggio 2009, durata 14 min


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CI RISENTIAMO PER LEGGERE LE SUCCESSIVE RIVELAZIONI DI GIOVANNI BRUSCA








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03/10/09





Processo d'appello a Marcello DELL'UTRI audio udienza 25.09.2009



File audio dell'udienza tenutasi presso la seconda sezione penale della corte d’appello di Palermo.
Imputato è il senatore del PdL Marcello dell’Utri, assente, per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa per il quale ha già subito la condanna in primo grado a nove anni e sei mesi di reclusione.

Durata 2 ore 31 minuti.


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Gli interventi:
Introduzione
di Claudio Dell'Acqua, presidente della corte d'appello di Palermo

Requisitoria
Antonino Gatto, procuratore generale di Palermo, rappresenta la pubblica accusa

Il Presidente Carlo Dall’Acqua sospespende l’udienza che viene rinviata al 09 ottobre 2009 ore 10.00


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02/10/09





Processo d'appello a Marcello DELL'UTRI audio udienza 17.09.2009



E' iniziato il processo d'appello a Marcello Dell'Utri presso il tribunale di Palermo. Questo il file audio dell'udienza tenutasi il 17 settembre 2009, la durata è di 50 minuti.


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Gli interventi:
Appello e costituzione delle parti
Claudio Dall'Acqua, presidente
Alessandro Sammarco, avvocato della difesa di Marcello Dell'Utri
Claudio Dall'Acqua, presidente
Antonino Mormino, avvocato della difesa di Marcello Dell'Utri
Claudio Dall'Acqua, presidente
Antonino Gatto, procuratore generale

Lettura dispositivo
Claudio Dall'Acqua, presidente
Antonino Gatto, procuratore generale
Claudio Dell' Acqua, presidente

Inizio requisitoria
Antonino Gatto, procuratore generale
Claudio Dall'Acqua, presidente

L'udienza viene rinviata al 25 Settembre 2009 alle ore 10.00

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