05/09/10

FLI: sintesi dell'intervento di Gianfranco Fini a Mirabello


"Il Pdl non c'è più". Dal palco della Festa Tricolore a Mirabello, Gianfranco Fini ha decretato la rottura definitiva con il partito che aveva cofondato con Silvio Berlusconi."Non potrà accadere che Futuro e libertà possa rientrare in ciò che non c'è più: o si ricostruisce, o il Pdl appartiene a una bella pagina che non si è concretizzata. Ora c'è il partito del predellino, un'estensione di Forza Italia" ha scandito il Presidente della Camera, che nel suo intervento ha voluto fare "chiarezza" in un momento "di difficoltà".Gli attacchi al Popolo della libertà sono stati forti. "C'è stata di fatto la mia estromissione dal partito che avevo contribuito a fondare, con un atto illiberale, autoritario, che non ha nulla a che spartire con il pluralismo che è una delle condizioni affinchè un partito sia considerato un partito liberale di massa" ha tuonato l'ex leader di An, definendo la decisione "un atto degno del peggiore stalinismo".Tuttavia, Fini ha promesso sostegno leale all'esecutivo ma "chiederemo, e non dovrà esserci negato, di discutere di come si traducono in realtà i titoli delle riforme". Nelle sue parole non è mancato un riferimento alla Giustizia: "Il garantismo è un principio sacro, ma non può essere una sorta di impunità permanente. E' disfattismo dire che la magistratura italiana è un caposaldo della nostra democrazia? Ci sono sì le mele marce nella magistratura, ma non si può contestare il presidio della legalità". "Io non sarò mai contrario al lodo Alfano o al legittimo impedimento. Berlusconi ha il diritto di governare senza che una parte della magistratura lo possa mettere fuorigioco. Ma quel simpatico dottor Stranamore che è l'onorevole Ghedini non deve trovare una soluzione purché sia. Dobbiamo lavorare non a una legge ad personam, ma per una legge, come in altri paesi d'Europa, per tutelare la figura del capo del governo. E quindi non la cancellazione dei processi, ma la sospensione" ha argomentato Fini. Dura anche la presa di posizione su Gheddafi, con una critica alla "genuflessione" del governo italiano verso il dittatore libico.Sul progetto di Fli, il Presidente della Camera ha ribadito: "Fli non è An in sedicesimo; chi lo pensa non ha capito nulla. Fli è lo spirito autentico del sogno Pdl: è pensare che la transizione possa finire". Un passaggio è stato dedicato anche alla campagna condotta da 'Il Giornale' e 'Libero', definita "una infamia" e "un'autentica lapidazione di tipo islamico contro la mia famiglia".Altro punto toccato nell'intervento di Mirabello è la legge elettorale. "Va cambiata" ha sottolineato Fini, facendo mea culpa per averla votata. Sono, poi, arrivate le proposte da parte di Fli: "Il nuovo welfare dovrà essere finalizzato a rendere possibile che i ragazzi italiani siano l'anello debole della nostra catena sociale: il patto generazionale è importante come quello tra il Nord e il Sud. Ci sono tanti ragazzi che senza la pensione del nonno avrebbero molte difficoltà" ha detto il Presidente della Camera, che ha sollecitato un "intervento sul quoziente familiare". Infine, una frecciata a Berlusconi: "Dico una cosa che so che non piacerà a Berlusconi, ma qualcuno mi ha detto 'aspetta, non avere fretta, sei più giovane'. Ma io credo che se vogliamo fare qualcosa per l'Italia e soprattutto per il popolo del centrodestra, la dobbiamo piantare con l'utilitarismo, con il calcolo del farmacista, con la logica dell'attendere domani".

tratto dal sito "farefuturofondazione.it"





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Fischiamoli tutti!






di Michele

I cittadini onesti non ne possono più, il paese continua a impoverirsi, avere un lavoro è diventato un lusso (non viene considerato un diritto costituzionalmente riconosciuto) e non si fa altro che parlare di come trovare uno scudo giudiziario per Berlusconi.
Si fa finta di discutere dei gravi problemi dei cittadini mentre la propaganda di regime oscura le proteste dei terremotati, dei precari, dei disoccupati, degli studenti, degli insegnanti, dei ricercatori, dei disabili ecc.; in tale contesto l'unico modo per farsi sentire è diventato la pacifica contestazione di piazza, una forma di contestazione civile e democratica nell’esercizio della libera espressione del pensiero critico.
La disinformazione di alcuni media asserviti oscura anche le motivazioni delle contestazioni quando non può fare a meno di citarle. E’ il caso del Tg1 a guida berlusconiana di Minzolini per il modo in cui ha informato, o meglio disinformato, sulle recenti contestazioni a Dell’Utri (edizione serale del 31 Agosto) e a Schifani (edizione serale del 4 settembre). Nel servizio sulla contestazione a Dell'Utri non si è spiegato il motivo delle contestazioni, ha parlato solo Dell'Utri e si è etichettata una civile protesta a difesa della legalità come “tifo organizzato” contro Dell'Utri. Allo stesso modo il Tg1 non ha dato spiegazione delle contestazioni a Schifani, ha tolto l’audio sui cori rivolti a Schifani e a Dell’Utri, ha tagliato le inquadrature su chi mostrava le agende rosse, simbolo di giustizia e verità in memoria di Paolo Borsellino.

Coloro che manifestano pacificamente non sono “incapaci di rispettare il principio del libero e democratico confronto” e non hanno intenzione di “impedire con intimidatorie gazzarre il libero svolgimento di manifestazioni e discorsi politici” bensì si contesta la degenerazione culturale della politica. Il nocciolo della questione è che certa gente, in un paese civile, non può ricoprire le cariche istituzionali che ha e le ricopre allo scopo di avere l'impunità.
Purtroppo non esiste il confronto nelle sedi istituzionali preposte perché, ad esempio, oltre 300 mila firme del primo V-Day sono state regolarmente depositate in Parlamento ma vengono costantemente ignorate. C’è un distacco delle istituzioni dai problemi reali, è palese la non volontà di ascoltare.
Dunque, si è costretti a farsi sentire con contestazioni pacifiche le cui motivazioni vengono comunque ignorate da certa informazione servile, manifestazioni che qualcuno pensa di impedire, nonostante siano proteste civili e pacifiche, perché si vuole reprimere qualsiasi forma di dissenso popolare rappresentato dalla maggioranza della popolazione.