30/07/09






Immondizie, inceneritori, minacce, bugie ... e servizi segreti

arcoiris.tv
Sembra che il destino della Campania sia quello di assistere inesorabilmente al perpetuarsi di emergenze, unico scopo il profitto di mani conosciute e non. Nell’intreccio tra scandali legati allo smaltimento rifiuti o a depuratori dal funzionamento sospetto, si sta delineando una nuova emergenza che vede protagonista Walter Ganapini, ex presidente di Greenpeace Italia, cofondatore di Legambiente, per otto anni membro del comitato scientifico dell’agenzia europea per l’ambiente e ora neo eletto assessore ambiente della regione Campania, ciclo integrato delle acque, difesa del suolo, parchi e riserve naturali, protezione civile.

Vi sono cose che l’assessore dovrebbe spiegare a cittadini che assistono attoniti all’evolversi di situazioni, almeno in apparenza, senza senso; gente che per fortuna non si è ancora assuefatta ad essere solo testimone di eventi in cui non è ben chiaro (o forse è fin troppo chiaro) chi sia il reale beneficiario di un massiccio impiego di energie, soldi e sacrifici imposti all popolazione.Ganapini, circa un anno, fa istituì un forum ambientale nel quale chiedeva la collaborazione di chiunque al fine di individuare un piano di smaltimento rifiuti alternativo a quello governativo che, a suo dire, non è idoneo allo scopo ed è addirittura deleterio per la salubrità del territorio. Una volta avvenuto il suo insediamento in regione, dopo le elezioni, la sensazione che i cittadini hanno avuto è quella di un totale disinteressamento alla continuità del dialogo. Sembrano oggi tradite le speranze di chi aveva visto nel neo assessore un potenziale interprete delle esigenze cittadine all’interno delle istituzioni.

In un intervista rilasciata da Walter Ganapini il primo giugno 2008 si ascolta il professore denunciare scandalizzato il ritrovamento di una discarica in località Parco Saurino, nel casertano. Dichiarava : “Oltre la presenza di 2 discariche ormai esaurite, ho notato la presenza di una terza, nuova. C’erano i teli, l’argilla, i sistemi di tenuta, la vasca del percolato da 900 m cubi. Tutto mai usato. Come è possibile che nessuno abbia pensato di non utilizzarla mai, dato che da sola sarebbe stata in grado di contenere i rifiuti di tutta la Campania per almeno 6 mesi evitando così l’emergenza. (…) questa discarica da sola sarebbe bastata ad evitare i danni devastanti che l’emergenza rifiuti ha causato ai territori campani.” L’intervista continua con il professor Ganapini che dichiara “il piano di raccolta differenziata porta a porta per Napoli è ancora oggi validissimo, pagato dal CONAI nel 2003, mai utilizzato. Impianti di trattamento meccanico/biologico ancora oggi imballati dopo 6 anni. In località San Ammaro, sempre nel casertano, c’è un impianto di compostaggio da 30.000 tonnellate pronto ma mancano le soffianti, per insufflare l’aria nei cumuli. A Santa Maria Capua Vetere ho trovato 2 impianti di compostaggio in perfetto stato dell’epoca cassa del mezzogiorno che già cercavamo di mettere in funzione nel 1994 quando per la prima volta entrai nell’emergenza rifiuti di Napoli con il prefetto Impronta. La situazione spaventosa alla quale occorre porre rimedio per non parlare dei depuratori che sono li e ai quali mancano 80 mt di fognatura per entrare in funzione, gli impianti per il percolato ce ne sono 16 ne funziona a malapena una. Tutte cose che ci stiamo impegnando enormemente per fare funzionare ma probabilmente dietro questo disastro c’è un mix di insipienza, abitudine all’assistenzialismo ma anche certamente altri interessi e altre convenienze non ultime quelle delle economie criminali (…) Oltre a questo fortunatamente diciamo c’è un film sulla Campania che è quello dei Bruno Vespa, è quello della vendita dei termovalorizzatori che tutti sappiamo essere un termine inesistente cioè degli inceneritori, c’è un film che è virtuale. Il film reale della Campania vede Avellino, Benevento, Salerno già sopra il 30% di raccolta differenziata. A Salerno 33.000 cittadini hanno ricevuto il kit per il porta a porta, le signore di 90 anni uscivano in strada a baciare i ragazzi che gli portavano i cassonetti. Abbiamo Caserta in movimento. La provincia di Napoli si sta attrezzando, stanno partendo le nuove aziende provinciali e sub-provinciali per il trattamento dei rifiuti, passeremo da 72 gestori, molti dei quali possono essere anche interessati dalla camorra, a 7-8 grandi aziende con dentro anche i migliori privati italiani. Questa è la Campania che è in movimento. Il nodo che rimane da risolvere è Napoli città, ma anche li fortunatamente si sta cominciando a capire che bisogna farsi carico del problema. Ad oggi abbiamo 260 comuni che fanno la raccolta differenziata. Ne stiamo per finanziare altri 98, erano 146 tre mesi fa.



La video intervista suscita perplessità e domande ma il commissariato per i rifiuti non ha mai replicato mantenendo il più totale riserbo, o indifferenza come dir si voglia.

Neppure lo stesso Ganapini, una volta diventato assessore all’ambiente, ha dato seguito alle sue parole che avevano fatto così ben sperare. La situazione da allora è rimasta pressochè invariata e la strategia adottata dall’amministrazione ha continuato a tamponare il problema cercando luoghi che funzionino da discarica o a inventarsi nuove tecniche di incenerimento piuttosto che orientarsi verso la radicale soluzione del problema. Lo stesso Ganapini ha dimostrato che sono già stati spesi ingentissimi quantitativi di denaro e che i risultati sono ormai a portata di mano, se solo si fosse continuato a seguire la strada della raccolta differenziata.

Deludendo queste premesse il 21 luglio Ganapini firma il protocollo d’intesa con Francesco Curcio, direttore generale dell’Aitec (associazione italiana tecnico economica cemento). L’accordo, di durata biennale, prevede l’impiego dei Cdr (Combustibile Derivato dai Rifiuti) come combustibile utilizzabile nei cementifici in sostituzione dei combustibili fossili non rinnovabili. Il protocollo di intesa siglato pone l’obiettivo di raggiungere le 100 mila tonnellate d’energia prodotta bruciando nelle cementiere il combustibile derivato dai rifiuti.

Sono state anche fatti i nomi delle cementerie le quali, in virtù dell’accordo, potranno utilizzare la metodologia di lavoro che ho appena spiegato. Ecco i nomi:

* La Italcementi di Pontecagnano; azienda già coinvolta nell’inchiesta giudiziaria che portò al sequestro di una sua controllata, la Calcestruzzi spa, evento che diede modo di pensare a possibili rapporti della casa madre con la malavita organizzata. L’allora amministratore delegato di Italcementi, Carlo Pesenti, fu indagato per concorso in riciclaggio, impiego di denaro e beni di provenienza illecita.
* La Cementir di Maddaloni; di proprietà dell’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, sospettato di aver messo in opera una speculazione finanziaria con l’Unipol-Bnl. Per questa accusa rischia di dover subire un processo penale per il reato di occultamento di attività speculativa illecita. Sempre la Cementir è stata beneficiata da una singolare concessione di “ conferenza di servizi”. Grazie ala particolare procedura di questa “ conferenza dei servizi “, ha potuto ottenere l’autorizzazione a continuare lo sfruttamento della cava “a tempo indeterminato” quando per legge la concessione non potrebbe durare più di 90 giorni. In questo affare dai margini non troppo chiari è coinvolto anche il Genio Civile il quale ha autorizzato la realizzazione di un progetto di recupero della cava non rispettando la legge che prevede che queste autorizzazioni vengano rilasciate contestualmente alla presentazione di un piano di recupero della coltivazione, atto dovuto per controbilanciare i danni apportati all’ecosistema.
* e la ditta Moccia sempre di Maddaloni.

Su queste ultime due aziende pende ancora l’interrogativo di come mai con un provvedimento sia stata riclassificata l’area da loro ricoperta trasformandosi in Area di Crisi da Zona Altamente Critica (ZAC), così come aveva precisato il PRAE (Piano Regionale delle Attività Estrattive). Come Area di Crisi può ospitare i cementifici. Eppure la zona ZAC ancora lambisce i confini della Moccia e numerosi vincoli di tipo ambientale, archeologico, paesaggistico, boschivo e idrogeologico persistono sull’area della Cementir.

Il protocollo di intesa siglato permette di considerare, dal punto di vista amministrativo, le cementerie al pari di veri e propri inceneritori e per di più consente loro di avvalersi dell’indiscutibile vantaggio del poter usufruire di una burocrazia agevolata in quanto il Combustibile Derivato dai Rifiuti figurerà nelle carte come bio-carburante, aggirando una serie infinita di normative europee sullo smaltimento. Sembra dunque configurarsi il dubbio concreto di una colossale truffa ambientale ai danni, ancora una volta delle popolazioni e del territorio campano.

Bel cambio di rotta da parte di Walter Ganapini, l’uomo che fino a ieri si è sempre schierato in prima linea nella lotta alla mala gestione dell’emergenza rifiuti e alla conservazione dell’ambiente.

E’ un dato accertato quello per cui bruciare i rifiuti nei cementifici non rappresenta una soluzione adeguata e conveniente perché significa distruggere utili composti organici contenuti in un forno progettato per produrre cemento. E tutti i problemi di inquinamento e contaminazione ambientale non vengono affrontati ma semplicemente trasferiti da un inceneritore classico ad un cementificio senza prevedere nessuna altra misura di contenimento.
Attualmente i forni dei cementifici sono alimentati a carbone polverizzato, gasolio, nafte pesanti, o gas; materiali che sviluppano nel forno temperature che raggiungono i 1250-1500 C. Dubbia la possibilità che il carburante-rifiuti abbia lo stesso potere termogenetico e possa consentire ai cementifici analoga capacità produttiva. Non è una sostanza adatta per alimentare i forni dei cementifici, non risponde alle necessità di forma, struttura e funzione propri di un cementificio.

Il timore è che,una volta ottenuti i certificati necessari per continuare a produrre, i cementifici continuino ad usare i normali carburanti, più funzionali, più convenienti, liberandosi dei rifiuti magari in discariche abusive.

I cementifici della Campania già figurano tra gli impianti più inquinanti: durante il processo di decomposizione della materia prima calcarea vengono prodotte enormi quantità di CO2, anidride carbonica che si scaricata nell’atmosfera provocando il temutissimo effetto serra.

Secondo le direttive dell’unione europea i cementifici non sono impianti ritenuti adeguati per bruciare rifiuti e, nel caso si dovesse procedere al loro utilizzo questi cementifici dovrebbero essere provvisti di sistemi speciali per la cattura e il riciclo della CO2 e degli altri contaminanti altrimenti dispersi nell’aria. Il programma siglato tra Ganapini e l’Aitec permetterebbe di baipassare l’ostacolo burocratico trasfortmando il Cdr proveniente da rifiuti solidi per un bio-carburante di origine organica e naturale, materiale la cui combustione emette CO2 in quantità trascurabile.
Non si riesce a capire perché l’assessore abbia abbandonato la strada da sempre percorsa raccogliendo consensi popolari: promuoveva la differenziazione dei rifiuti consentendone in massima parte il riciclaggio e producendo energia davvero pulita attraverso processi meccanico-biologici. E’ ancora la strategia vincente.

In precedenza era già stata emanata una proposta di legge presentata in data 26/03/2009 e che ha per titolo: “DISPOSIZIONI URGENTI PER LA CHIUSURA DELLE CAVE E DEI CEMENTIFICI NELL’AREA CASERTANA” In questa si trova scritto che:

Nella Provincia di Caserta, vi sono 442 cave che interessano 75 comuni su 104 (…) al primato del numero più alto di cave e del materiale estratto si aggiunge quello degli impianti di cementificio. Dei tre opifici presenti sul territorio regionale, due si trovano nei confinanti comuni di Maddaloni e Caserta (…) In questa porzione del territorio casertano, è venuta a mancare la sostenibilità ambientale (…) Per questi motivi, il piano cave entrato in vigore nel giugno 2006 considera questa porzione di territorio zona altamente critica e ne prevede la dismissione dell’attività estrattiva (…) La proposta di legge intende colmare le lacune di un piano cave che non ha restituito nulla al patrimonio collinare, ma che addirittura rischia di comprometterlo ulteriormente. (…) Il comma 1 dell’articolo 2 fissa il termine di scadenza al 30 Giugno 2010 delle attività estrattive e cementizie, ricadenti nella zona altamente critica e area di crisi la quale attraverso la presente proposta di legge si riclassifica anch’essa ZAC. Il termine della obbligatoria dismissione di cave e cementifici è una scadenza tassativa. (…) La novità di questo comma è che il perentorio termine di scadenza si estende anche ai cementifici la cui chiusura è necessaria per ovvi motivi. I cementifici di Caserta e Maddaloni trovano collocazione nei centri abitati e nelle immediate vicinanze di un Policlinico che si sta costruendo,, oltre che di diversi beni archeologici e architettonici sottoposti a tutela (…) Il comma 7 dell’articolo 2 vieta la realizzazione di impianti di termodistruzione e di industrie insalubri di prima classe nell’area perimetrata dai primi 4 commi. (…) L’articolo 5 dichiara la legge urgente e quindi di immediata entrata in vigore.
Rimane anche da considerare che la combustione di Cdr oltre a produrre grosse quantità di CO2 produce anche gas tossici, diossine, dibenzofurani cancerogeni e mutageni, particolato, nanopolveri, metalli pesanti volatili tossici, SO2, NOx e mercurio neurologico.

Alcuni di questi inquinanti sono fortemente cancerogeni e nel processo di produzione del cemento rimarrebbero inevitabilmente imprigionati all’interno della struttura del materiale. Il cemento così utilizzato per la fabbricazione degli edifici produrrebbe effetti tossici analoghi a quelli prodotti dal famigerato amianto. La gente andrebbe a vvere in camere a gas.

Alla luce di queste valutazioni assume un connotato ancora più inquietante la dichiarazione fatte da Ganapini nell’ incontro con alcuni esponenti di comitati civici tenutosi a Napoli presso il palazzo della Regione nel luglio 2008. Ecco cos’ ha detto:

… sul Parco Saurino, io ho negoziato un giorno con l’attuale capo dei servizi segreti. ( ndr Gianni De Gennaro) (…) siamo partiti, uno dal bianco ed uno dal nero, e siamo arrivati verso un grigio nel quale, alla fine, io potevo tirare l’operazione. Gian Antonio Stella ci ha scritto due pagin sul Corriere della Zera.. (…) il tema è di misurare tra comunicazione e risultato. Allora, certamente quell’oggetto è un “mistero della repubblica” e ce lo siamo già detti. Perché Prodi si sia assunto le responsabilità che si è assunto ancora non è chiaro. Ma quando il coordinatore dei servizi segreti ti dice, per due volte, urlando: “si è esposta due volte la Presidenza della Repubblica”, se non sei ubriaco e se sei una persona, ti parametri un attimo e decidi cosa vuoi fare. Allora, io su questa vicenda ho abbassato il tono ma nessuno mi ha impedito di chiamare (il giornalista) Matteo Incerti e di fare i tre minuti sul blog e tutto il resto, perché la bandierina è stata attaccata. Ma nessuno… quando tu dici… Nessuno! In Giunta ho aspettato una settimana, nel frattempo sono stato speronato in autostrada e, nessuno lo sa, ma in Piazza del Gesù, quattro individui in casco, sono scesi dalle moto, hanno cercato di aggredirmi la notte. Io viaggio con le mie belle stecche dietro la schiena che non sta in piedi, da allora. Il tema è che gli avvertimenti li ho ricevuti, diciamo, perché frse ho visto qualcosa che non dovevo vedere.

Membro di un comitato:
C’entra la Presidenza della Repubblica, nientedimeno?

Walter Ganapini:
Sai, quando il capo dei servizi segreti, due volte ti dice: “HAI CAPITOOOO che è intervenuta la Presidenza della Repubblica”, io, come dire, o gli do dell’ubriaco a lui o ragiono! Io non ne sto… non ne, non ne vengo a capo, perché io posso capire – ho lavorato molto in Sicilia – io capisco che in questo paese esistono le negoziazioni Stato contro Stato, ma… io capisco il voto di scambio; io capisco… vorrei conoscere Isidoro Perrotta, il tecnico di Casal di Principe, che rilasciò il famoso parere a Pansa che nel 2005 gli consentì di cancellare la discarica. ….


presto il file audio completo sarà consultabile al sito www.wikileaks.org

Ascoltando queste parole si rimane stupiti nell’apprendere che l’assessore è stato vittima di un altra intimidazione oltre a quella avvenuta i primi di giugno a seguito di un tamponamento in autostrada, evento regolarmente denunciato alle autorità competenti. Nulla era stato mai detto in merito alle botte subite in piazza del Gesù da parte di quattro “tizi” con il casco.

Viene spontaneo chiedersi, e chiedere all’assessore Ganapini, in che misura le decisioni prese siano state spinte da una reale volontà di salvaguardare il territorio e risolvere definitivamente l’emergenza rifiuti e quanto invece siano state provocate dal succedersi di eventi che avrebbero dovuto rimanere estranei al suo operato istituzionale. Incombe anche l’inquietante interrogativo di cosa centrino i servizi segreti in tutto questo, come e perché questa organizzazione, i cui scopi dovrebbero essere ben altri, ha inciso nella non risoluzione, o se vogliamo essere maliziosi nell’insabbiamento, della denuncia agli sprechi che i ritrovamenti nel Parco Saurino3 hanno portato alla luce.

Appello all’assessore Ganapini: in quanto rappresentante delle istituzioni lei è tenuto a dare risposta a questi quesiti. I cittadini hanno bisogno di fare chiarezza su chi sembra voler giocare con la loro salute.

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