18/05/10

LE VERE RADICI DELLA CORRUZIONE e l’ articolo di Galli Della Loggia sul Corriere della Sera del 15 maggio 2010


di Umberto Baldocchi


Le analisi di Galli della Loggia ( Il Corriere della Sera, 15 maggio 2010, Le trame della corruzione) sulle radici di una corruzione sempre più difficile da estirpare sono interessanti, ma non del tutto convincenti. La inefficacia effettiva della sanzione giudiziaria e gli effetti micidiali che deresponsabilizza l’eletto, sempre cooptato dall’alto e mai selezionato dal popolo, sono in effetti due potentissimi incentivi a costruire cricche e oligarchie intoccabili. Ma questa è solo una delle due facce della medaglia: la mancanza dei deterrenti e delle sanzioni ex post. La via giudiziaria non è riuscita a debellare il fenomeno e la legge elettorale, il “Porcellum”, è stata nei fatti difesa da tutti, da maggioranza e opposizione. Le sanzioni ex post non bastano più. Forse non sono mai bastate. C’è infatti anche un’altra faccia della medaglia però, una faccia colpevolmente ignorata: la mancanza crescente di buone regole dell’apparato statale e amministrativo che tendano a rendere convenienti i comportamenti virtuosi. La corruzione delle repubbliche anche per Machiavelli nasceva dalle leggi cattive dello Stato, non dal malandato DNA morale della società. Che ne è stato dell’art. 97 della Costituzione sull’obbligo dell’imparzialità e del buon andamento della pubblica amministrazione a fronte di una privatizzazione e di una deregulation in cui l’arbitrio dei manager pubblici è incontrollato e in cui ciò che prima era fatto sottobanco ora è posto al riparo di normative che affidano alla discrezione del singolo e al suo potere le scelte più delicate ? Non è per caso che attorno alle questioni degli appalti fiorisce l’intreccio tra corruzione e politica. Le cariche pubbliche di moltissime istituzioni sono poi occupate a vita che si tratti di governatori di regione, sindaci deputati, deputati sindaci, e via dicendo senza che vi sia alcuna normativa che preveda ineleggibilità e talvolta neppure semplici incompatibilità e senza che nessuno protesti contro queste concentrazioni e proroghe di poteri. Chi ha pensato a costituzionalizzare i partiti, quando ancora esistevano, realizzando il dettato dell’art.49 della Costituzione? E’ tutto questo che va cambiato prima di tutto. E’ da qui che può iniziare il nuovo “risorgimento civile” dell’Italia, che non può ormai esser più tanto lontano. E’ qui che la politica doveva intervenire per disincentivare la corruzione e i sistemi mafiosi se veramente voleva ridurre il peso certo anomalo in Italia dell’opera – meritoria ed inevitabile peraltro- della magistratura. Ora le classi dirigenti se ne stanno rendendo conto e forse non dormono più sonni tanto tranquilli. Anche perché le soluzioni alla crisi della democrazia si legano sempre più strettamente a quelle della crisi fiscale e cioè al futuro di tutto il paese. E’ la situazione classica in cui, di solito, le classi dirigenti si cambiano, ognuno si augura con metodo democratico e nel rispetto della Costituzione.





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