30/05/10

Licio Gelli e la mafia dei colletti bianchi ringraziano


di Michele

Il ddl sulle intercettazioni è liberticida e incostituzionale.
Una volta approvato, ostacolerà i magistrati nel loro lavoro di combattere il crimine, soprattutto quello radicato nelle istituzioni. Si impedirà ai giornalisti di svolgere in modo corretto il loro mestiere nel raccontare atti di indagini e, ancor più grave, si impedirà ai cittadini di sapere quanto di male stanno facendo a danno della collettività e a favore degli sporchi interessi di pochi.

In realtà, dietro questo ddl si nasconde il disegno eversivo, lo stesso del Piano di Rinascita Democratica di Gelli, di imbavagliare in un sol colpo la magistratura e la stampa.

Una legge di questo tipo, se fosse stata già in vigore, sarebbe servita soprattutto agli amici della cricca del sistema Protezione Civile, ai prenditori di soldi pubblici, ai politici in odore di mafia.
Infatti, nulla sapremmo:
sul mandato di arresto a Cosentino per associazione camorristica;
sul sistema di appalti e sesso alla Tarantini;
sulle feste di Berlusconi con le escort a palazzo Grazioli e Villa Certosa;
su casa Scajola, che sarebbe ancora ministro;
sugli imprenditori che ridevano la notte del terremoto a L’Aquila;
sulle indagini relative all’eolico in Sardegna che riguardano Verdini;
sulle pressioni di Berlusconi all’Agcom per chiudere Annozero;
sulle indagini per la morte di Stefano Cucchi;
sui rapporti con la ‘ndrangheta dell’ex senatore Di Girolamo;
sull’ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro accusato di fare la talpa;
sulle raccomandazioni di Berlusconi a Saccà.
Inoltre, con estremo ritardo avremmo saputo di Calciopoli, degli scandali finanziari sulle scalate bancarie, dei casi Cirio e Parmalat.

Ecco cosa cambierà se venisse approvato il testo del ddl passato in commissione al Senato:
i giornalisti non potranno più pubblicare notizie e atti di inchieste, neanche parlarne, riassumerli e sintetizzarli fino all’udienza preliminare (salvo modifiche di scarsa efficacia richieste dai finiani), pena per i giornalisti: ammende fino a 20 mila euro e arresto fino a due mesi, per gli editori: fino a 300 mila euro di multa;
le intercettazioni telefoniche non potranno durare per più di 75 giorni;
non si potranno più registrare conversazioni senza che ci sia il consenso di tutte le parti interessate (norma anti D’Addario);
non si potranno piazzare cimici nei luoghi dove si pensa che verrà commesso un reato, ma bisognerà avere già la certezza che in quel posto si sta commettendo un reato;
per autorizzare un’intercettazione non basterà più il pronunciamento del gip, ma occorrerà il parere di tre giudici riuniti;
ai gravi indizi di reato (il testo iniziale prevedeva gli “evidenti indizi di colpevolezza”) già previsti dall’ordinamento vigente si aggiungeranno “specifici atti d’indagine”, cioè altri elementi concreti che provino le responsabilità di chi finisce sotto controllo;
non si potranno più fare riprese televisive di un processo senza che ci sia il consenso di tutte le parti interessate;
i magistrati dovranno astenersi dal fare qualsiasi commento relativo alle indagini di cui si stanno occupando;
previsto per ciascuna procura un tetto di spesa annuale per fare le intercettazioni;
per intercettare un parlamentare, dovrà essere chiesta l’autorizzazione alle Camere anche se il politico parla sull’utenza di terzi;
per poter intercettare un sacerdote si dovrà avvertire l’autorità ecclesiale.

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