28/09/09





La 'ndrangheta nel sequestro Moro



Non voglio fare una nuova analisi della vicenda ma solo proporre una lettura dei fatti alla luce anche delle dichiarazioni del pentito della ‘ndrangheta Francesco Fonti.

Fonti fu già un prezioso collaboratore per le indagini che hanno indagato il business di navi con carichi tossici fatte dolosamente affondare nel mare di Calabria. Non tutti sanno però che Francesco Fonti ha fornito anche clamorose rivelazioni sul caso Moro e del ruolo che ebbe la 'ndrangheta in questa dolorosa vicenda che segnò a lungo la storia dell'Italia.

Francesco Fonti, oggi sessantunenne, è un pentito della 'ndrangheta, ex affiliato di alcune tra le 'ndrine più potenti come i Romeo, i Nirta, i Musitano.
Cominciò la sua carriera criminale come corriere della droga tra Modena, Reggio Emilia e Milano e arrivò a ricoprire la carica di Vangelista, una sorta di custode delle regole della 'ndrangheta. Questo suo ruolo gli permise di venire a conoscenza di molti dei segreti del mondo della santa.

Nelle sue rivelazioni Fonti racconta che nel 1978 il capobastone Sebastiano Romeo, detto U Staccu, gli ordinò di scoprire dove le Brigate Rosse tenessero sequestrato Aldo Moro. Romeo affermò che la richiesta arrivava direttamente da quella parte della Democrazia Cristiana che avrebbe voluto salvare Aldo Moro.
L'incarico, così delicato, gli fu affidato in virtù dei contatti che Forti aveva sia con personaggi dei servizi segreti sia con alcuni malavitosi di Roma.
Saranno proprio i criminali della Banda della Magliana che gli menzionarono per primi via Gradoli come il luogo nel quale veniva detenuto Moro.
La conferma della veridicità dell'informazione arriva anche dal generale Giuseppe Sansovito e da un fantomatico “Pino”, entrambi agenti del Sismi. Questi ultimi aggiunsero anche che a breve l'Onorevole Moro avrebbe dovuto essere liberato.

Francesco Fonti torna in Calabria per riferire al boss Romeo ma viene gelato dalla secca affermazione di questi che gli dice: “a Roma i politici hanno cambiato idea. Dicono che dobbiamo soltanto farci i cazzi nostri”.

Il corpo senza vita di Aldo Moro fu fatto trovare pochi giorni dopo, il 9 maggio.






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