06/09/09






La vita pericolosa di chi non compra una casa perchè abusiva

“O’ sistema” quel fetore di camorra che avviluppa la città e accompagna incessante i gesti quotidiani della gente. È il prodotto dell’incesto tra delinquenza e immoralità di ogni ordine e grado. Corrompe la realtà anche della gente comune.

Fetore che mescola delinquenti, conniventi, complici e omertosi e non permettere di separare gli artefici dei crimini da chi accetta passivamente il loro compiersi diventandone in definitiva sodale.

Certo è che chi si trova a pagarne le conseguenze più di tutti è colui che avversa questo sistema e non accetta di scendere a bassi compromessi con la propria coscienza civica. Gente normale che fa dei principi un limite che il tornaconto personale non può travalicare.

È la colpa più grande di cui si è macchiato Luigi Iovino, napoletano di 54 anni, sposato con Lucia e padre di tre figli.

Luigi e Lucia, come la maggior parte dei genitori che abitano in città, sognavano di regalare ai figli una casa con un giardino dove crescere con tranquillità. Ecco perché nel 1993 stipulano un compromesso di compravendita per un abitazione in un complesso immobiliare in corso di costruzione a Casalnuovo di Napoli.

La firma, la caparra, acconti fino a metà del prezzo e poi, al rogito, la doccia fredda.

Luigi, grazie alle conoscenze nel settore del mercato immobiliare, si rende conto che le autorizzazioni amministrative che vanta la società di costruzione sono fittizie. Si delineano vari reati commessi dall’impresa proponente: abusivismo, documenti falsi, mancanza di autorizzazioni con conseguente truffa ai danni degli acquirenti e altri illeciti.
La colpa di Luigi e di Lucia è di essere diventati consapevoli della non conformità amministrativa ed edilizia del complesso immobiliare e la conseguente decisione di non diventare complici di questo reato conformandosi al “tira a campare e fa finta di niente” su cui probabilmente i truffatori fanno affidamento.

È proprio a questo punto della vicenda, quando Luigi e Lucia hanno dimostrato la loro risolutezza nel non voler cedere a compromessi, che la famiglia Iovino diventa definitivamente vittima del sistema.

I Iovino si rifiutano di firmare un rogito menzognero e, per contro, si trovano a fare i conti con chi, più che alla legge, preferisce essere fedele al proprio interesse personale.

Il notaio davanti al quale è stata rifiutata la firma del rogito prova con l’intimidazione a convincerli, la società di costruzione si rifiuta di risolvere il contratto con la presunzione di chi vive al di fuori della legge, il Comune sottace gli illeciti macchiandosi di omissioni di controlli, lo Stato, rappresentato da dipendenti miopi, persegue chi è nel giusto e protegge chi è nell’illecito perpetuando un sopruso contro chi ha l’unica, ma inaccettabile colpa di porsi come un novello Davide di fronte al Golia dell’intreccio torbido definito “O Sistema” che rappresenta il malaffare.

Eppure i colpevoli sono facilmente identificabili con nome e cognome allo sguardo di chi ha la volontà di vedere al di là della carta bollata per scoprire se qualcuno ha abusato della sua posizione di predominanza per prevaricare la legge.

C’è l’impresa di costruzioni “Del Vecchio Costruzioni S.p.A.” , all’epoca amministrata da Patrizia Boldoni, allora moglie dell’ing. Corrado Ferlaino, dominus del gruppo di aziende che controllavano la società: dovrebbe rispondere ai dubbi sollevati dall’acquirente indignato, ma non lo fa.. C’è il Comune di Casalnuovo di Napoli nelle persone dei responsabili dell’Ufficio Tecnico che ancora oggi figurano ai vertici degli uffici amministrativi: potrebbero e dovrebbero chiarire non pochi dubbi.

Insomma, la gente a cui porre domande non manca, si registra solo l’assoluta mancanza di qualcuno titolato che abbia la volontà di porre le scomode questioni.

Quello che ancora mortifica la famiglia Iovino è che i figli sono cresciuti, la speranza di regalare un’adolescenza in un luogo sereno è svanita; è rimasta però la testarda pretesa di avere giustizia, una giustizia che ancor oggi lo Stato non sa indicare dove sta di casa.

Luigi ha sporto immediatamente denunce nei confronti delle persone e degli enti che lui ritiene lo abbiano danneggiato ingiustamente e anche contro chi ritiene intenzionalmente o colpevolmente complice. Sono dovuti passare 16 anni prima che il responsabile amministrativo della società venisse posto sotto giudizio per falsità degli atti del condono. La prossima udienza del procedimento è fissata martedì 16 Febbraio 2010.

In questi 16 anni di inerzia la famiglia Iovino ha subito continui soprusi culminati il 7 settembre 2004 con l’esproprio forzato dell’abitazione. Luigi e Lucia sono stati cacciati da casa ma non si sono piegati, non hanno voluto cambiare il domicilio indicato sui documenti personali, fermando l’orologio della loro vita a quella data: 7 Settembre 2004.

Luigi tuona “come è stato possibile che dei giudici, in presenza di documenti e riscontri oggettivi, abbiano consentito a delle persone di mettere una famiglia sotto estorsione, perché di questo si tratta” ma non c’è interlocutore disposto ad ascoltarlo.

Prosegue “Di quanto accade da anni alla mia famiglia corresponsabili indiretti ma che ritengo ancor più responsabili dei costruttori abusivi, sono il giudice Mauro Criscuolo, il PM Anna Maria Lucchetta,entrambi ancora in servizio presso il Tribunale e la Procura di Napoli, quasi quanto i dipendenti dell’U.T.C. del Comune di Casalnuovo di Napoli, ma non di meno hanno contribuito i silenzi omissivi e omertosi e l’inattività complice di chi, allertato della vicenda, si è girato dall’altra parte, tra cui il Procuratore della Repubblica a Napoli, dott. Giandomenico Lepore, il silenzio dei prefetti Renato Profili (prima) e Alessandro Pansa (attuale) e l’immobilità operativa dei Carabinieri di Casalnuovo di Napoli guidati dal comando di Castello di Cisterna agli ordini del Cap.no Orazio Ianniello: tiene sotto monitoraggio il mio sito web www.luigiiovino.it senza però raccogliere ne gli inviti ne le offese, e, del Generale dei Carabinieri Gaetano Maruccia, (entrambi per altri versi meritevoli di encomi ma in questa vicenda spettatori assenti…) da anni al corrente dell’intrigo.

Gravi le responsabilità di alcuni notai, in primis il notaio Nicola Capuano ma non è dispensato il notaio Tommaso Gaeta, responsabile del consiglio notarile di Napoli: si astiene dal fare il proprio dovere di controllo e repressione di vendite illecite di immobili realizzati difformemente e mai realmente condonati. Ha lasciato che si perpetuino le vendite illecite anche dopo essere stato informato ritualmente”.

È fuori di dubbio che un ingiustizia è stata commessa. Sono stati fatti i nomi delle persone che si sono trovate ad essere attori della vicenda e che dovrebbero chiarire lati rimasti oscuri. Ma non è successo niente

Non c’è ragione che scusino il silenzio complice delle istituzioni che diventa rombo assordante nelle orecchie della famiglia Iovino.

Perché nessuno risponde?

Mi rivolgo in prima persona al generale dei Carabinieri Gaetano Maruccia: il suo disinteresse non può che aiutare gli imbroglioni a continuare a fare e godere dei propri reati. Generale, ci spieghi.

A Luigi Iovino non interessa sapere la motivazione che hanno spinto i suoi aguzzini a vessarlo per tanto tempo, queste sono facilmente intuibili.

Luigi pretende che chi si continua a macchiare di un complice silenzio venga allo scoperto e dia le spiegazioni che il ruolo istituzionale che ricopre impone.

Perché normalità e trasparenza diventano tanto difficili?

Questo è solo uno degli innumerevoli casi in cui istituzioni e privato organizzano e sopportano truffe che verranno pagate dal cittadino, ultimo anello della catena della società, permettendo così di abusare dei singoli, colpevoli solo di essere soggetti piccoli ed onesti di fronte agli enormi ingranaggi del sistema. E il sistema continua a schiacciare la gente normale.


||questo è il settantacinquesimo posting pubblicato in questo blog||

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