11/09/09





Pino Masciari sempre più solo: agosto di minacce e provocazioni

arcoiris.tvPino Masciari e la sua famiglia, in questi mesi, hanno continuato a (soprav)vivere procedendo giorno dopo giorno sulla loro strada non arrendendosi agli avvenimenti che li hanno visti protagonisti.
E’ rimasta una famiglia fedele alla legge e alla giustizia. Lo sono stati quando hanno reclamato a gran voce il diritto ad essere protetti dallo Stato nei confronti di chi preferirebbe che tacessero.
Lo hanno confermato continuando ad essere testimoni nelle scuole, nei teatri e ovunque fosse indispensabile, della necessità di non piegarsi alle richieste della malavita svendendo così la propria dignità.
Continuano a ripeterlo nonostante le gravissime minacce che li perseguitano. Mi riferisco ai due ultimi episodi.
Il 20 luglio 2009 Pino Masciari si trova a Palermo per esprimere solidarietà nella lotta contro tutte le mafie intervenendo alla commemorazione della strage di Paolo Borsellino e della sua scorta.
E’ in questo frangente che la notizia di un attentato dinamitardo ai danni della sua ex-ditta, a Serra San Bruno (VV), lo ha raggiunto.
Quasi certamente si è trattato di un messaggio intimidatorio rivolto al Testimone di Giustizia mentre l’attenzione della gente intorno alla sua vicenda si stava facendo più blanda. La ‘ndrangheta, con le sue maniere poco ortodosse, ha mandato a dire che non ha dimenticato chi si è opposto al suo cammino.
In risposta alla sinistra minaccia Masciari ha confermato che questo episodio non rallenterà in nessuna maniera il proseguire, nelle sedi di giustizia, della sua opera di cooperazione per lo smantellamento delle cosche calabresi consentendo di processare i criminali.
Il 19 agosto 2009, un mese dopo il primo, inquietante, episodio, altro grave evento. Uno sconosciuto si è insinuato all’interno della casa della famiglia Masciari riuscendo a raggiungere la camera da letto dove riposano i coniugi. La reazione di Marisa e Pino ha costretto alla fuga il malintenzionato che si è gettato dal balcone dove, assieme ad un complice, hanno raggiunto l’autovettura che li aspettava per fuggire.
Vicenda che ha dell’inverosimile se si pensa che il luogo dove risiede la famiglia Masciari risulta negli incartamenti, una località protetta. I fatti lo smentiscono, quell’abitazione protetta non è.
La dimora non è controllata a vista dalle forze dell’ordine, non è dotata di un sistema di videosorveglianza, non ha un allarme e, a guardar bene, quella casa non ha neppure una normale  porta blindata.
Non sarà solo l’utilizzo del termine “località protetta” a rendere sicura un abitazione che di sicuro ha dimostrato di avere ben poco.
A questo episodio è seguita l’ovvia denuncia dell’accaduto alle forze dell’ordine e ai competenti organi responsabili della sicurezza. Umanamente nella famiglia aumenta il timore. Troppo soli.
Nell’abitazione dei Masciari non è stato riscontrato alcun furto ma non si può sapere con certezza se chi si è intrufolato nell’intimità domestica fosse un topo d’appartamento qualunque o voleva rappresentare qualcosa di più pericoloso e insidioso: un altro forse ultimo avvertimento.
La sola certezza è che casa  non è protetta e che il forzato esilio dalla terra natale alla ricerca di sicurezza non ha trovato ancora compimento.
Forse è il caso che chi ne ha l’onere ricominci a pensare a nuove e più valide strategie per proteggere i servitori dello stato e così dimostrando ai cittadini che la scelta migliore è quella di fidarsi dello Stato e delle sue regole.
D’altronde il programma speciale protezione a cui doveva essere sottoposto il Masciari ha fatto acqua fin da subito, sin da quando è stato applicato per la prima volta dodici anni fa. Questo sistema di tutela ha  permesso che  andasse ai processi dove nelle gabbi e c’erano erano i suoi aguzzini e in aula chissà chi, accompagnato da un auto che recava la targa indicante la località di residenza che avrebbe dovuto essere segreta; che durante i processi venisse alloggiato in alberghi dove veniva registrato con nome e cognome.  Anche i figli vanno a scuola a scuola con la loro vera identità. Non c’è dunque da stupirsi che nessuno sorvegli davvero la sua abitazione garantendo che possa essere violata come ho raccontato.
E’ necessario che tutte le forze politiche, assieme alla società civile, dimostrino concretamente la propria vicinanza a Pino Masciari facendo capire ai criminali l’inutilità di questi colpi di coda perché la volontà di cancellare la ‘ndrangheta è salda e motivata nelle coscienze della collettività.
Ancora una volta a rispondere con prontezza alle primarie necessità di protezione si sono mosse le persone comuni. Gli “Amici di Pino Masciari” hanno formato una “culla di sicurezza” attorno alla famiglia del Testimone di Giustizia.
Nonostante il grande impegno i cittadini qualsiasi non possono fare un gran che da soli: come contrastare l’ emergenza nazionale della malavita organizzata. Le poche cose che potevano essere fatte dai volontari sono state fatte. Ma non bastano.
Il loro contributo è stato il garantire una presenza pacifica ma vigile accanto alla famiglia, tanto da potergli permettere qualche ora di sonno tranquillo, privilegio violato la notte del 19 agosto.
Gli “amici di Pino Masciari” garantiscono una presenza ad oltranza fino a quando non si concretizzi una soluzione che permetta una vita normale o quasi normale.. E’ inaccettabile abbandonare il coraggio di servitore dello Stato, che già tanto si è sacrificato, in totale assenza di serenità e sicurezza. Come è possibile andare senza mai poter abbassare la guardia?
E’ agli amici di Pino Masciari che mi sono rivolta chiedendo quali sono i sentimenti che accompagnano questi giorni di tensione: Tante le cose da dire”  risponde Federica. “ Personalmente, sono preoccupata per come è programmato il sistema in Italia per la difesa dei testimoni. Un disastro, andrebbe cambiato. Cambiare l’attenzione e le leggi. Una casa deve essere un rifugio, non una tomba come lo è per Pino & famiglia. Oltretutto una tomba senza porta blindata né infissi adeguati. Chi va tumulato non è il testimone. Oltretutto Pino non è un testimone, non ha visto un episodio che poi ha riportato: lui è la persona che ha subito un danno, e chi subisce non è un testimone ma vittima del reato protratto ai suoi danni.
Mi aspetto di riuscire, attraverso noi amici di Pino e Pino stesso, a modificare il sistema attual: inefficiente e gestito non da buon padre di famiglia, senza coscienza e senso di responsabilità. Viviamo in uno Stato irresponsabile”.
Registro la solidarietà di Sonia Alfano (IDV), Pierfelice Zazzera (IDV), Giuseppe Lumia (PD), Gianni Vattimo (IDV), Francesco Saverio Alessio, Emiliano Morrone, Benny Calasanzio, Marco Travaglio, Giulio Cavalli e di tanta, tanta gente normale.
A Roma  tutto tace. Inquieta il silenzio colpevole degli organi di informazione “ufficiali”: da tempo non parlano più di cosa sta succedendo. “ Sarebbe importante che si intervenisse con solerzia e incisività per tutelare un testimone di giustizia ormai simbolo di impegno civile pagato sulla propria pelle, per tutti i  cittadini che non sopportano la criminalità.



|||questo è il ottantesimo posting pubblicato in questo blog|||


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