17/02/10





"Mi chiamo Maurizio..." è una testimonianza utile per combattere la mafia



di Loredana Orefice



Già dalle prime pagine del libro sento due parole chiavi: potere e senso di appartenenza.

Maurizio Avola è un giovane di 17 anni, ha una grande voglia di vivere, gli piacciono i bei vestiti, le moto, e sogna. Maurizio Avola come i suoi coetanei... sogna. Sogna di diventare qualcuno, sogna di avere di più: "ogni sera asciugavo i bicchieri e pensavo al potere. Non proprio ai soldi, ma al potere, quello che ti permette di vivere guardando tutti dall'alto."

Maurizio Avola come tutti i giovani ha un idolo, un modello. Il suo modello era Benedetto Santapaola. E così inizia il suo percorso - forse scontato quando vivi in un quartiere dove le scelte sono esigue - avere il potere diventando un membro della famiglia Santapaola.

Inizia ad ammazzare la gente, si sente vivo: ..."Affrontare una giornata da killer è un'eccitazione che pochi sperimentano. In tutta onestà, io amavo quella sensazione. Le persone che mi passavano di fianco per strada mi sembravano così piccole, e non lo sapevano, mentre io ero il padrone delle loro vite".

Poi l'incontro con il vertice: "era una sensazione fantastica: di lì a poco avrei avuto l'onore di guardare negli occhi, se il coraggio me ne avesse dato la forza, il capo della famiglia della Sicilia orientale. Il mio idolo, Benedetto Santapaola".

L'uomo a cui si consegnava, l'uomo a cui consegnava con fiducia la propria vita!

Anche il giudice in una sua deposizione dice: "Maurizio Avola ha vissuto credendo sempre in Santapaola".

A un certo punto però qualcosa s'incrina. Stava venendo meno proprio il suo senso di appartenenza alla grande organizzazione, alla grande famiglia mafiosa.

Lui sentiva tutto questo: "...non credevo più a niente, sentivo di poter essere tradito da chiunque".

La sua identità di "appartenente" a Cosa Nostra stava perdendo forma e lui ne era consapevole.

Allora la sua nuova scelta,la scelta di collaborare con la magistratura.

E, azzardo un po' a dire, fatta, secondo me, per sentirsi comunque legato a qualcosa, come se sentisse più forte il dolore del rifiuto da parte della famiglia mafiosa che la paura di perdere la vita e, quindi in qualche modo doveva uscirne... e si rifugia nell'altro suo legame, la "sua famiglia".

Con il suo nuovo percorso però, non si sentirà mai più pieno, non più vivo: "non c'è ghiaccio che anestetizzi la perdita della gloria... quando hai avuto tutto non puoi ricominciare da niente".

Ma soprattutto la sua nuova scelta lo fa sentire lacerato, lontano. Lui sente di non avere più un'identità: "... da quando ho fatto il gran passo di voltare le spalle a Cosa Nostra, ho perso la mia identità."

E questo lo paralizza...

Non è che io creda molto ai collaboratori di giustizia... diciamo che oggi faccio grande fatica a credere a qualcuno che usa il potere, anche solo di stare a una posizione più alta rispetto ad altri! Il libro mi piace, perchè certo è scritto bene, in modo dettagliato, molto preciso, ma le due parole-chiavi mi hanno guidata e fatto pensare che questo libro, proprio perché descrive molto bene la figura di un mafioso, possa essere un buon libro da far leggere ai ragazzi, ai giovani. Vi spiego perché.

Ogni ragazzo, può trovarsi in delle situazioni che provocano malessere sociale, soprattutto quando si vive in un posto che non ti offre tante scelte. Come a esempio, dove sono vissuta io, a pochi chilometri da Scampia, Casavatore, covo di droga e di armi...Tutti i presupposti per farti intraprendere dei percorsi fatali...

Il senso di appartenenza a un gruppo, l'emergere in questi posti è forte!...e sì come dice Maurizio ognuno ha il modo, c'è chi studia, chi compra e vende voti...chi uccide!

La nostra è una società allo sbaraglio... ma si possono trovare mezzi validi per opporsi, per tendere la mano a tanti giovani annoiati... e in quartieri, ribadisco, dove i percorsi sembrano scontati, è offrire alternative. Maurizio, Maurizio come tanti, sceglie come modello Benedetto Santapaola, perchè forse era il più convincente, e dal punto di vista materiale, e dal punto di vista della testimonianza!

Maurizio, sogna... e forse il suo sguardo non riusciva proprio ad andare oltre quel limite... di normalità dettata dalla cultura del suo paese. Ciò che lo rendeva grande, diverso e rispettato! Ciò che la reso vivo, focoso e intraprendente!

Maurizio vuole la fiducia...e la trova!...Di qualcuno riesce a fidarsi e desidera di essergli compiacente! ...forse non aveva alternative!

Ebbene, se le scuole oltre che informare, formassero... se in un territorio si stimolasse l'aggregazione e il confronto, la cooperazione, se già dalle famiglie venisse fuori un'educazione alla non prevaricazione, mi chiedo, non potrebbe essere già un'alternativa?

Gli esempi si devono dare con la vita e purtroppo i mafiosi, li sanno dare!..

Mi piace analizzare i contrasti, gli estremi. Se non conosci, non sai scegliere... se non conosci il male, penso non puoi capire il bene. E se non conosci il bene, non puoi coltivarlo...

Modelli alternativi, qualunque... l'importante è far fuoriuscire l'ingegno, la combattività: la capacità di dire no, a certi atteggiamenti radicati!




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1 commento:

  1. "Mi piace analizzare i contrasti, gli estremi. Se non conosci, non sai scegliere... se non conosci il male, penso non puoi capire il bene. E se non conosci il bene, non puoi coltivarlo... " Bellissima frase :-)

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