26/02/10

CORRUZIONE, CHI PAGA ?


A diciotto anni di distanza da tangentopoli la questione morale è tornata prepotentemente agli onori della cronaca come testimoniano il moltiplicarsi di notizie riguardanti gravi ipotesi di illecito come nelle recenti indagini della magistratura fiorentina su alcuni "grandi eventi" in cui è intervenuta la protezione civile o sui recenti e ripetuti arresti di politici lombardi.
La Corte dei Conti denuncia da tempo il ritorno del malcostume della corruzione come pratica ormai divenuta consuetudine.

Il “Corruption perception index”, l'indice internazionale di percezione della corruzione stilato dall'agenzia Transparency international, pone l'Italia al 63° posto in graduatoria su un totale di 180 paesi analizzati. Il paese più virtuoso è risultato essere la Nuova Zelanda e quello più contaminato la Somalia. In Europa peggio dell'Italia ha saputo fare solo la Grecia che si trova al 71° posto. Cile, Uruguay, Botswana e Capo Verde possono dare al nostro Paese lezioni di moralità.

La tabella con la classifica completa si può trovare QUI

Per quanto riguarda l'indice di propensione alla corruzione, cioè la graduatoria dei paesi più corruttori, analizzando le 22 principali nazioni industrializzate il quadro che si delinea è ancora peggiore. Viene evidenziato che solo le aziende di India, Messico, Cina e Russia sono propense a elargire tangenti più di noi mentre nessun altro paese europeo riesce a fare peggio dell'Italia.

Nel 2009 in Italia si sono registrate 221 denunce per fatti di corruzione (+229% rispetto al 2008), 219 denunce per concussione (+153% rispetto al 2008) e addirittura 1.714 per abuso di ufficio.
La Banca Mondiale stima che in Italia ogni anno quasi 50 miliardi di euro vengono pagati per le “mazzette” solo nell'ambito del settore pubblico.
Tutte le politiche volte alla trasparenza e all'integrità nelle amministrazioni fin qui adottate si sono dimostrate inutili e la comunità internazionale giudica insufficiente e contraddittorio l'operato del governo italiano in questa dura battaglia. L'Italia infatti non ha ancora ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite in materia e viene rilevato come i magistrati inquirenti siano stati limitati nelle loro attività mentre per contro ad alti funzionari è stata concessa l'immunità da azioni penali. L'Italia non ha ne un numero verde né un sito web dove le persone possano segnalare casi di corruzione.

Eppure il fenomeno della corruzione all'interno della pubblica amministrazione incide in maniera molto pesante sullo sviluppo economico. E' stato stimato che questo fenomeno, da noi quasi ignorato o declassato a reato di serie B, causi una speciale salatissima ed occulta tassa che si aggira intorno ai 1.000 euro l'anno che ogni singolo contribuente si trova a dover pagare in più per coprire i “pubblici ammanchi”.
I maggiori illeciti sono stati rilevati, in ordine, in Lombardia (la regione con il più elevato tasso di sviluppo economico-industriale), in Sicilia, in Lazio (la regione con la più alta concentrazione di enti e di strutture pubbliche) e in Puglia.
Secondo i dati del Comando generale della Guardia di Finanza i settori della pubblica amministrazione maggiormente colpiti sono quelli della sanità, delle assunzioni del personale, della concessione di finanziamenti, degli appalti pubblici, delle consulenze e lo smaltimento dei rifiuti.



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