17/10/09





Dopo Annozero, le stragi di mafia


 
Cosa è cambiato dopo la puntata di AnnoZero del 09 ottobre che ha scandalizzato molti di noi?
Cosa è successo negli ambienti del potere che, dopo le bizze iniziali, vorrebbero far passare sotto silenzio le gravissime accuse che sono state mosse?
C'è qualche esito nella vicenda ?

Trionfalmente questa volta si può rispondere di SI, ci sono conseguenze.

Anche se per i media italiani l'argomento da trattare principalmente sono gli insulti che un volgare presidente del consiglio ha rivolto ad una signora.

Il 14 ottobre, cinque giorni dopo l'andata in onda della trasmissione diretta da Michele Santoro, l'ex ministro di Grazia e Giustizia Claudio Martelli e il magistrato Liliana Ferraro ex direttore degli affari penali del ministero della Giustizia, sono stati ascoltati dal procuratore Sergio Lari, dall'aggiunto di Caltanissetta Domenico Gozzo e dal procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, per le dichiarazioni rilasciate dall'ex vicesegretario del Psi circa il fatto che il magistrato Ferraro, dopo avere parlato col capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno circa i contatti allacciati dai militari con Ciancimino dopo la strage di Capaci, avrebbe subito informato Paolo Borsellino.
Le dichiarazioni sono di rilevante interesse per un processo che si sta svolgendo in questi giorni presso la IV sezione penale del tribunale di Palermo presieduta dal giudice Mario Fontana. Un processo già ribattezzato “del silenzio” per l'oblio giornalistico che lo circonda: si tratta del procedimento a carico di Mauro Obinu e Mario Mori con l'accusa di favoreggiamento alla mafia.

Secondo l'accusa rappresentata dai pm Antonino Di Matteo e Antonio Ingroia Mario Mori, che era generale dei carabinieri e prefetto del SISDE (mentre ora si occupa della sicurezza della città di Roma in forze alla giunta Alemanno) e Mauro Obinu, colonnello dei ROS, sarebbero i responsabili del mancato blitz a Mezzojuso del 31/10/1995 che avrebbe dovuto portare all'arresto di Bernardo Provenzano. In quell'occasione i carabinieri erano venuti a sapere con esattezza dove si trovava il boss di cosa nostra grazie alle rivelazioni del collaboratore Luigi Ilardo, collaborazione che un anno più tardi Ilardo pagò con la vita.
Questa anomalia si potrebbe spiegare con il fatto che l'immunità di Provenzano era una delle richieste avanzate dalla mafia in cambio della fine del periodo stragista e la consegna di Totò Riina, cosa che appunto accadde. I rapporti tra carabinieri e il confidente Ilardo erano tenuti dal colonnello Michele Riccio.

Durante l'udienza del processo Mori/Obinu tenuta il 25 settembre 2009 è stato ascoltato proprio il colonnello Riccio che ha raccontato di aver rinvenuto tre floppy disk contenenti le relazioni di servizio dove si descrivevano le rivelazioni di Ilardo e che queste furono consegnate subito a Mario Mori, che le insabbiò.






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