17/12/09





CAPITOLO UNO: USARE L'AGGRESSIONE A BERLUSCONI PER ABBATTERE LA MAGISTRATURA



All'inizio della seduta del plenum del CSM di lunedì 14 dicembre in cui si era chiamati a dare il parere sul disegno di legge del processo breve, alcuni esponenti del pdl hanno pesantemente accusato alcuni magistrati che a loro dire contribuiscono ad alimentare il clima di tensione che poi è sfociato nell'aggressione al premier Silvio Berlusconi.
In particolare la questione è stata sollevata dai consiglieri Michele Saponara e Gianfranco Anedda.
Quest'ultimo, dicendo di parlare anche a nome del collega Saponaro, ha affermato che al clima di odio portatore di violenza contro il presidente Berlusconi non sono estranei alcuni magistrati che con le loro parole eccessive sono stati indirettamente causa delle violenze.Le parole “eccessive” sarebbero state pronunciate da Armando Spataro nel 2004 quando disse che vi erano “ripetute grida sulla arroganza della legislazione”, concetti ripresi nell'appello alla giustizia di diversi magistrati prima delle elezioni i quali scrissero “noi riteniamo che vi siano inderogabili priorità: la cancellazione delle principali leggi che sono state adottate quasi esclusivamente al fine di perseguire gli interessi personali di pochi ignorando quelli della collettività. Si tratta di leggi che, a prescindere da ogni altra considerazione, hanno devastato il nostro sistema giustizia e compromesso il principio della ragionevole durata dei processi”. Anedda afferma poi che le parole più pesanti sono state quelle pronunciate dal dott. Ingroia ad un convegno in cui disse “di fronte a questo baratro dello Stato di diritto un magistrato ha il diritto di parola perché siamo di fronte ad una sistematica demolizione dello Stato dove la politica non esiste più perché è stata totalmente occupata da interessi privati. Abbiamo una classe dirigente che ha come unico obiettivo l'autoconservazione e genera anticorpi verso tutto quello che può ostacolarla. Ho il sospetto che la seconda repubblica sia figlia di quel patto tra mafia e stato e i cittadini hanno diritto di sapere e di conoscere il sospetto. Oggi non è più tempo della neutralità ma è il momento di schierarsi, di scegliere da che parte stare, dalla parte della verità e la giustizia.”

Sono questi i principi che per Anedda hanno spinto alla violenza: la ricerca di verità e giustizia.

Questo governo sempre di più lascia intendere che vorrebbe che la magistratura si astenesse dal voler difendere la giustizia e la legalità, lasciando tutto nelle mani della politica, quella stessa politica che travolge qualsiasi potere costituzionale e si continua a sottrarre al giudizio accampando diversi inconsistenti motivi.
Si è giunti al paradosso in cui in un organo come il CSM, nato a tutela dell'autonomia e indipendenza della magistratura, si arriva ad affermare che la legge deve sottostare alle decisioni della politica.

Alla luce di quanto sta succedendo questa polemica sembra essere strumentale a chi vuole speculare sulla recente aggressione a Berlusconi per utilizzarla a scopi personali di partito in cui si tende a delegittimare la magistratura per poi poterla meglio piegare alle proprie volontà.


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