19/01/10





TAV – Treni Al Veleno



Grandi opere nel nostro paese ha spesso significato “grandi abbuffate per la criminalità” ma nel caso della TAV (Treni ad Alta Velocità) si è andati ben oltre.

L’alta velocità ha fatto capolino in Italia negli anni '80 in maniera già equivoca, la sua creazione è stata infatti decisa su base politica e non, come sarebbe più logico, a seguito di necessità viabilistiche. Da poco era stato ultimato il piano generale dei trasporti e gli ingegneri che si interessavano del settore ferroviario non l'avevano neppure prevista, i costi per adattare la rete ferroviaria esistente sono immensamente maggiori dei vantaggi che ne deriverebbero e per giunta il territorio italiano non si presta a questa soluzione, come non si prestano Inghilterra o Svezia dove la possibilità è stata valutata ma si è ritenuta non praticabile.
Men che meno la necessità era o è avvertita dai cittadini che popolano le zone che ospitano i cantieri, basta guardare a che violenza sono sottoposti gli abitanti della Val di Susa ora.
E allora perché tanto accanimento?
Forse perché a guadagnarci non è previsto sia il popolo italiano ma solo pochi imprenditori, politici, sindacalisti e anche dei mafiosi.

Fu il ministro dei trasporti di allora, il socialista Claudio Signorile, a proporre la TAV, secondo i piani d'allora tutti i lavori sarebbero costati 15 miliardi di euro, il 60% di questi derivati da capitali privati e non da risorse pubbliche.
Oggi possiamo affermare che il progetto è stato completamente disatteso, nonostante i lavori sono ben lontani dall'essere completati la spesa è lievitata a 32 miliardi di euro e di capitali privati, nonostante i maneggi burocratici, non se ne è vista neanche l'ombra.

Gli scandali legati all'attuazione delle opere non sono mai mancati, la magistratura ha già dimostrato che anche il primo appalto del progetto fu “pilotato” da affaristi e politici con pochi scrupoli, in seguito fu la volta dello scandalo lenzuola d'oro ad alimentare la cronaca, poi tangentopoli, le interrogazioni a sindacalisti reticenti, la mano della mafia dietro a ditte subappaltatrici e chissà cos'altro.
Il momentaneo stop al progetto lo assestò il commissario ESTERNO che venne nominato a seguito dei primi scandali, Mario Schimberni.
Schimberni, facendo due conti, cancella il progetto alta velocità in quanto improponibile, economicamente fallimentare e progettualmente difficilissimo.
Il nuovo ministro dei trasporti, Carlo Bernini, nell'incertezza di come affrontare un problema così grande decide che è meglio silurare chi il problema lo ha portato alla luce.
Schimberni viene sollevato dall'incarico e al suo posto subentra Lorenzo Necci, i lavori possono riprendere.

Da allora è un fiume in piena.

Parallelamente alla prosecuzione dei lavori è cresciuta la rabbia della popolazione. Rabbia nell'essere sfruttati in maniera palesemente iniqua, rabbia nel vedersi espropriare i terreni in nome di affari altrui. Si è così formato il comitato NO-TAV.

6 dicembre 2005, la memoria non permette di cancellare quella data. La televisione trasmetteva dai presidi NO-TAV i volti di cittadini insanguinati, violentati da chi aveva il dovere di proteggerli.
Polizia e carabinieri in assetto antisommossa avevano fatto un incursione notturna all'interno del presidio cittadino di Venaus (TO) per distribuire la dose di manganellate che avrebbe dovuto riportare la gente alla ragione.
Invece quell'episodio ha probabilmente segnato il vero inizio della solidarietà di un popolo nella lotta agli egoisti potenti, a coloro che per guadagnare mezz'ora di viaggio ferroviario sono disposti a bucare montagne cariche d'uranio.
Da allora i ragazzi (ragazzi tutti, dai più giovani ai pensionati hanno dimostrato di avere rispetto per il futuro guadagnandosi così l'appellativo di giovani per sempre) sempre più convintamente difendono la nostra terra da uno sfruttamento folle.

Anche questa notte c'è stato un richiamo: alle 3 è partito il tam tam della notizia che una trivella era stata portata a Susa autoporto, scortata da centinaia di poliziotti.
La gente non si è fatta attendere e chi ha potuto si è recato sul posto per continuare con la civile e pacifica presenza una battaglia che ha come unico scopo quello di far valere i diritti della gente sugli interessi degli affaristi.



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