09/11/09





CI GOVERNANO DEI FANNULLONI


 
Come è possibile che vengano varate leggi contro ogni logica mentre molti governanti giurano e spergiurano di non aver contribuito con il loro voto affinché venissero legiferate?

Come è possibile che tutti i parlamentari nonostante l'enorme mole di lavoro che continuano a lamentarsi di avere riescano a fare un secondo lavoro impegnativo come l'avvocato, l'imprenditore o il dirigente d'azienda?

Come è possibile che nonostante tutti gli impegni istituzionali e professionali in molti trovino il tempo anche per danneggiare la loro immagine pubblica con droga e sesso?

Ma sopratutto come riescono, nonostante tutto, a scrivere una media di un libro ogni starnuto?

La risposta è tanto banale quanto semplice: grazie all'assenteismo.

A vedere la classifica dei parlamentari assenteisti viene spontaneo pensare a Brunetta quando si infuocò dando dei fannulloni a lavoratori che in ogni modo sono quotidianamente presenti sul posto di lavoro perché hanno l'assoluta necessità di percepire uno stipendio mensile comunque inferiore all'indennità quotidiana che viene elargita a dei parlamentari lavativi.

Per provare a fare una stima quanto più realistica possibile della presenza dei politici sul posto di lavoro prenderemo come indicatore la percentuale di votazioni elettroniche a cui hanno preso parte.

In Senato, a fronte di 2.286 votazioni elettroniche, non hanno MAI esercitato diritto al voto Rita Levi Montalcini, Sergio Pininfarina e Oscar Luigi Scalfaro … ma loro probabilmente possono accampare la scusa che totalizzano 274 anni in tre (largo ai giovani che vogliono e che devono lavorare no, è?). Una volta almeno Francesco Cossiga, 81 anni passati tra spie e servizi segreti deviati, è riuscito a votare e il senatore Giulio Andreotti, 90 anni, è stato attivo ben il 12,2% delle votazioni.

Anche in parlamento si svelano molti arcani, Nicolò Ghedini, molto indaffarato nelle vesti di avvocato, come parlamentare lascia molto a desiderare con solo il 26% di presenze, D'Alema ha dato il suo contributo il 30% delle volte, Bersani e Di Pietro circa il 32% delle volte.

Non c'è dunque da stupirsi se i più presenti, i Leghisti, riescano ad inanellare un provvedimento demenziale dietro l'altro.







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