05/11/09





Sentenza Abu Omar: la giustizia viene dopo il segreto di Stato


 
Il Caso Abu Omar: viene ricordata così la vicenda relativa al rapimento e al conseguente trasferimento in Egitto dell'Imam Hassan Mustafa Osama Nasr, noto come Abu Omar, uno dei casi più noti di rendition eseguiti dai servizi segreti statunitensi.
Per redention si intende l'azione illegale di cattura-deportazione e detenzione clandestina di una persona ritenuta, a vario titolo, "ostile".

Abu Omar è stato sequestrato il 17 febbraio 2003 a Milano dalla CIA, l'agenzia di spionaggio per l'estero degli Stati Uniti d'America, con la complicità di un maresciallo dei ROS. In seguito Abu Omar è stato trasferito in Egitto, imprigionato, interrogato e torturato tanto da subire lesioni permanenti. Venne dapprima liberato e poi incarcerato nuovamente in quanto si ritenne che raccontando alla sua famiglia le sevizie subite avrebbe violato il patto di riservatezza che aveva accettato pur di essere rilasciato. È stato liberato una seconda volta nel 2007 vietandone comunque l'espatrio dall'Egitto. Abu Omar ha rifiutato un accordo con la CIA che prevedeva 2 milioni di dollari e la cittadinanza per lui e la sua famiglia in cambio del silenzio sulla sua vicenda.

Grazie alle indagini condotte dai PM di Milano Armando Spataro e Ferdinando Enrico Pomarici, sono stati rinviati a giudizio 26 agenti della CIA tra cui Jeffrey W. Castelli e Robert Seldon Lady, oltre che alcuni agenti del SISMI italiani come il generale Nicolò Pollari e gli agenti segreti Marco Mancini (già arrestato nel dicembre 2006 per il coinvolgimento nello scandalo Telecom-Sismi con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla rivelazione del segreto d'ufficio), Raffaele Ditroia, Luciano Di Gregori e Giuseppe Ciorra. Sono risultati coinvolti nelle indagini anche Renato Farina, ex giornalista di Libero oggi deputato del Pdl, e Gaetano Saya del D.S.S.A. il dipartimento studi strategici antiterrorismo, una sorta di polizia parallela. Quest'ultimo ha sempre opposto al giudizio il segreto NATO.
Si è dato dunque inizio al processo conclusosi ieri, un processo contraddistinto dalle limitazioni previste per il segreto di stato pendente.
Il PM Armando Spataro aveva chiesto 13 anni di reclusione per l'ex direttore del Sismi Nicolò Pollari definito "il regista di un sistema criminale", 10 anni per l'ex capo del controspionaggio militare italiano Marco Mancini e la condanna per i 26 agenti della CIA con pene comprese tra i 10 anni e i 13 anni di reclusione. Secondo il PM gli imputati hanno fatto "grave scempio del proprio dovere di fedeltà ai principi della democrazia".

Ieri si è giunti alla sentenza di primo grado in cui è stato deciso
- il non luogo a procedere per Mancini e Pollari poiché coperti da segreto di Stato per l'articolo 202 del Codice di procedura penale "qualora il segreto sia confermato e per la definizione del processo risulti essenziale la conoscenza di quanto coperto dal Segreto di Stato il giudice dichiara non doversi procedere per l'esistenza del segreto di Stato"
- la condanna a 8 anni Robert Seldon Lady, capo della Cia a Milano all'epoca dei fatti
- 3 anni a Pio Pompa e Luciano Seno, funzionari SISMI, per favoreggiamento
- mediamente a 5 anni di reclusione per gli altri 22 agenti CIA.
Assolto invece l'ex responsabile della Cia in Italia Jeff Castelli.

Dagli USA c'è delusione poiché, dal loro punto di vista i tribunali italiani non hanno alcuna giurisdizione sugli agenti americani e, a parer loro, avrebbero dovuto essere archiviate tutte le accuse.

Fatto sta che rimane in tutti il dubbio che senza il segreto di Stato la sentenza sarebbe stata molto diversa.
La giustizia soccombe sotto il segreto di Stato.







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2 commenti:

  1. concordo: bisogna rivedere il funzionamento del segreto di Stato che troppo spesso serve a proteggere le deviazioni della nostra inelligence piuttosto che operare nell'interesse della sicurezza.

    Verità e misteri della vicenda Abu Omar. Il nodo irrisolto del segreto di Stato

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