13/11/09





LA VERGOGNA DELLA RIFORMA PER IL PROCESSO BREVE


 
Ieri il disegno legge del ddl sul così detto processo breve è stato depositato in Senato dal PdL con la sottoscrizione della Lega. Con questa norma si prevede la prescrizione dei processi per alcuni reati che prevedono una pena massima di 10 anni se siano trascorsi più di due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio senza che sia stata emessa ancora una sentenza.

Il ministro della giustizia Angelino Alfano si dice soddisfatto della norma e, a suo dire, condivide lo spirito della riforma che va nella direzione dell'accelerazione dei processi. Maurizio Gasparri, uno dei presentatori materiali in Senato del ddl, dichiara che le nuove norme rispondono all'esigenza di dare tempi certi per i giudizi additando i magistrati come fannulloni che lavorano poco.

La reazione dell'associazione nazionale magistrati è durissima, gli effetti di questa norma vengono definiti devastanti per la giustizia penale e non si risparmia a sollevare dubbi di costituzionalità. Viene espresso un vivo allarme nei confronti di questo provvedimento e sugli esiti che potrà avere sull'intera società.
Il modo in cui si legifera negli ultimi tempi è sempre più scandaloso, lede in continuazione i diritti dei molti risultando, nelle orecchie dei cittadini, come una continua offesa alla propria dignità. L'Italia intera ha diritto a riforme migliorative ma non è accettabile la situazione che si sta verificando in cui il governo risulta totalmente impegnato nella salvaguardia di una sola persona schiacciando i diritti di tutti gli altri. I dubbi di costituzionalità scaturiscono, ad esempio, dal fatto di distinguere l'applicazione della norma tra recidivi e incensurati, così si viola il principio di uguaglianza dei diritti di tutti.

La norma impone che i processi terminino con una sentenza entro il limite dei due anni ma se questo obiettivo non venisse centrato a pagarne le conseguenze non sarebbe la magistratura ma la collettività onesta che vedrebbe il reato da cui era scaturito il procedimento volatilizzarsi come se non fosse mai stato compiuto. Questa non è una riforma che aiuta a velocizzare i processi, questo è un indulto, è un modo per troncare la giustizia, ancor più se addizionato al continuo taglio di fondi che sguarnisce le procure e toglie mezzi alla polizia. L'Anm ha quantizzato in 100.000 i processi che verranno cancellati a seguito dell'introduzione di questa legge.
Eppure negli anni si sono susseguite concrete proposte per arrivare a ridurre i tempi della giustizia senza per questo ledere i diritti di qualcuno. Le mozioni più frequenti vertevano sulla necessità di sveltire le pratiche eliminando la burocrazia inutile ma queste proposte giacciono da anni nel cassetto di qualche politico. Allo scopo di spronare i magistrati è già stata introdotta una norma per cui ogni 4 anni ciascun magistrato viene sottoposto ad una valutazione della professionalità in cui viene giudicato il rendimento professionale e la produttività di ogni singolo ufficio. Questo forse non bastava ma si sta realizzando la situazione per cui per salvare Berlusconi da una condanna che evidentemente i difensori dello stesso reputano inevitabile se si andasse a processo, si è deciso di buttare alle ortiche tutto l'apparato giudicante italiano. Violando il principio di uguaglianza delle persone davanti alla legge si mette fine alla giustizia e allo stato sociale.

Il presidente emerito della consulta Antonio Baldassarre, nonostante venga considerato vicino agli ambienti di destra, ha definito il ddl incostituzionale ed imbarazzante, si è detto desolato come cittadino perché il provvedimento viola il principio di uguaglianza davanti alla legge per reati gravissimi come quelli di concussione e corruzione mentre se ne escludono altri molto più lievi secondo criteri che non rispondono alla ragionevolezza ma solamente alla necessità di un solo individuo.

L'illogicità della norma diventa sintomatica quando tra i primi reati inclusi in quello che di fatto risulterebbe un indulto vi è la corruzione, uno dei reati tecnicamente più difficile da accertare e per cui si necessita di più tempo per poterlo dimostrare, ma anche l'evasione fiscale, numerosi reati finanziari e gli omicidi colposi in ospedale.

La presidente della commissione giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, si è detta stupita che nella scelta di escludere dal potenziale annullamento del reato figurino giustamente illeciti pericolosi come quelli connessi alla mafia e al terrorismo ma si è anche voluto inserire a forza il reato di immigrazione clandestina che in realtà sarebbe una semplice contravvenzione punibile con una pena pecuniaria o anche il reato di borseggio o chi tenta una truffa falsificando i gratta e sosta . Questi atteggiamenti lasciano adito a sospettare che la ragione per cui è stato promulgato questo provvedimento non sia il benessere reale del Paese.

Appena il ddl dovesse entrare in vigore le prime imputazioni a venir soppresse sono infatti quelle mosse a Silvio Berlusconi imprenditore, non certo alla figura politica che dovrebbe essere altra cosa.

Nello specifico si annullerebbero i processi per frode fiscale sui diritti tv Mediaset, il processo Mills, quello all’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio e al senatore Luigi Grillo per l’aggiotaggio Antonveneta, alle banche imputate dell’aggiotaggio Parmalat a Milano, i dibattimenti su maxicorruzioni, le tangenti Enipower-Enelpower, il processo alla clinica milanese San Carlo per falsi rimborsi, il processo a Fedele Confalonieri e al deputato Alfredo Messina un favoreggiamento nel processo Hdc, il processo per gli illeciti dossier della Telecom.

L'Anm lascia intendere che ci sia il concreto rischio di uno sciopero generale della magistratura.








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